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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, ricevo spesso domande riguardo alla corretta posizione dei pronomi personali complemento: vanno collocati prima del verbo o dopo il verbo? Possono unirsi a un verbo all'infinito? E se ci sono due infiniti? Questa settimana cercheremo di fare chiarezza su questo argomento.

Buona lettura!

Prof. Anna

I pronomi personali che hanno funzione di complemento possono essere tonici (me, te, lui, esso, noi, voi, loro, essi, esse, sè), oppure atoni (mi, ti, lo, gli, la, le, gli, ci, vi, li, le, loro, ne).

La scelta tra un pronome tonico e uno atono è importante: nella frase io ti ascolto viene fatta una semplice constatazione, mentre se uso la forma tonica io ascolto te si vuole sottolineare che sto ascoltando proprio te e nessun altro, quindi l'uso del pronome tonico sposta l'attenzione sul pronome stesso.

Come già sappiamo le forma atone si possono usare solo con funzione di complemento oggetto, complemento di termine e alcuni complementi indiretti (io ci parlo = io parlo con lui); per gli altri complementi indiretti si usano le forme toniche precedute da preposizione.

Vediamo come si posizionano questi pronomi all'interno della frase.

Pronomi tonici: generalmente seguono il verbo parlo con loro, ma se si vuole evidenziarli, è possibile collocarli prima del verbo con loro non ho mai parlato, in questi casi si può anche avere una ripetizione pronominale con loro non ci ho mai parlato.

Pronomi atoni: solitamente precedono il verbo mi piace, ti ascolto. In alcuni casi però seguono il verbo e formano con esso un'unica parola.

I pronomi atoni seguono il verbo:

→ con un infinito: guardarvi, pensarci, parlargli, mangiarlo ecc. In questi casi il verbo all'infinito perde la vocale finale;

→ con un verbio al gerundio: guardandovi, pensandoci, parlandogli, mangiandolo ecc.;

→ con un participio passato, solo se usato in forma assoluta o con funzione aggettivale: trovatolo, non lo lasciò più andare; il libro regalatomi è molto interessante. È raro l'uso del participio con due pronomi: andatosene, scrittoglielo.

→ con un imperativo, sia affermativo dimmi una cosa, compralo tu, sia negativo non telefonarmi, non ascoltarlo, con l'imperativo negativo è possibile collocare il pronome anche prima del verbo non mi telefonare, non lo ascoltare;con gli imperativi tronchi dei verbi dare, dire, fare, stare, andare (da', di', fa', sta', va') il pronome atono raddoppia la consonante iniziale dammi, dicci, falle, fallo, stammi, vattene. Non raddoppiano la consonante con gli e i suoi composti fagli, digli, diglielo;

→ con l'avverbio ecco: eccoci qua; eccomi arrivato; eccone un'altra.

Casi particolari:con i verbi servili dovere, potere, volere, il pronome può unirsi all'infinito che segue o può precedere il verbo servile:

vogliamo parlarti o ti vogliamo parlare

non sa comportarsi o non si sa comportare

non possiamo aiutarlo o non lo possiamo aiutare

dovevo insegliartelo o te lo dovevo insegnare

Se il verbo servile regge due infiniti, sono esistono tre possibilità: la vorrei poter aiutare, vorrei poterla aiutare, vorrei poter aiutarla.

→ con i verbi fare e lasciare con valore causativo (che indicano cioè un'azione causata dal soggetto ma non compiuta direttamente da esso), il pronome va obbligatoriamente prima del verbo causativo: le faremo controllare, vi lascio partecipare;

→ con i verbi sembrare e parere seguiti da un infinito, il pronome va obbligatoriamente dopo il verbo all'infinito: sembra capirlo, pareva crederci.

→ con i verbi di modo finito la collocazione del pronome dopo il verbo un tempo era comune, oggi invece sopravvive solo negli annunci economici o negli avvisi pubblicitari per rendere la comunicazione più breve e concisa: affittasi, cercasi, vendonsi ecc.
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Vorrei cominciare l'anno condividendo con voi un'intervista a un grande linguista scomparso proprio oggi: Tullio de Mauro.

Tullio de Mauro è stato un autorevole linguista, docente universitario, saggista e ministro dell'Istruzione dal 2000 al 2001. Tra le sue opere più importanti la Storia della linguistica dell'Italia unita ( Bari, Laterza, 1963; 1970 ) e Il grande dizionario italiano dell'uso (Torino, UTET, 1999), quest'opera riunisce più di 270.00 vocaboli catalogati secondo l'uso: dalle più comuni alle più rare.

Leggiamo questa interessante intervista in cui de Mauro illustra i risultati dei suoi studi secondo i quali quasi la metà degli italiani alterna l'uso dell'italiano a quello del dialetto.


Se ci sono parole che non conoscete, vi consiglio di usare il dizionario online: cliccando due volte sulla parola sconosciuta si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra apparirà il significato.

Buona lettura!

Che cos'è una storia linguistica?
"È la storia di una comunità che può anche parlare diverse lingue. Tanto più di una comunità come quella italiana dove, a differenza di altri paesi, c'è un marcato multilinguismo. È la masse parlante di cui scrive Ferdinand de Saussure".

È una storia d'Italia sub specie linguistica (sotto l'aspetto linguistico)?
"Possiamo dire così. Non riesco a capire perché gli storici italiani trascurino quest'aspetto. Accade in prevalenza da noi, dove pure è impossibile ignorare il modo in cui le persone si capivano o non si capivano. In fondo uno dei motivi alla base della richiesta di unificazione del paese era proprio la comunanza di lingua. Che poi la comunanza fosse una chimera è un problema sul quale gli storici dovrebbero soffermarsi".

E tanto più dovrebbero soffermarsi sulla formidabile convergenza degli italiani verso l'italiano avvenuta negli ultimi quarant'anni.
"È un fenomeno vistoso che induce a rivedere, almeno su questo versante, un certo pessimismo nelle ricostruzioni della nostra storia recente. Il bisogno di trovare un terreno d'intesa, da Nord a Sud, ha avuto un esito indubbio. E il bisogno l'ha avvertito più la popolazione italiana che non le classi dirigenti. Questo va sottolineato senza populismi".

E però, lei aggiunge, chi diagnosticava la morte dei dialetti deve ricredersi.
"Posso inondarla di cifre?".

Certamente.
"Fino al 1974 la maggioranza degli italiani, il 51,3 per cento, parlava sempre in dialetto. Ora chi parla sempre in dialetto è sceso al 5,4. Ma, regredendo l'uso esclusivo, è andato crescendo quello alternante di italiano e dialetto: nel 1955 era il 18 per cento, oggi è il 44,1. Quelli che adoperano solo l'italiano sono il 45,5 per cento. È vero che i toscani, i liguri e gli emiliano-romagnoli parlano solo in italiano fra l'80 e il 60 per cento e che i lucani, i campani e i calabresi vanno dal 27 al 20 per cento. Ma è vero anche che chi usa solo il dialetto in queste regioni del Sud non supera il 12-13 per cento".

E quest'alternanza quanto incide sulla capacità di comprendersi l'un l'altro?
"In una conversazione, non sempre in maniera programmata, si passa dall'italiano al dialetto e viceversa molto facilmente. Ovviamente rivolgendosi a un interlocutore che il dialetto possa capirlo. Gli inglesi lo chiamano code switching o code mixing. È uno strumento prezioso per arricchire il parlato, migliorando l'espressività".

Lei sostiene che l'acquisizione dell'italiano comune sia stata favorita dalla mescolanza di tanti idiomi.
"Quante più lingue si confrontano tanto più cresce l'esigenza di una lingua comune. L'importante è che l'ambiente sia unitario. È un fenomeno verificabile fin dal Cinquecento a Roma, per esempio, dove affluiscono popolazioni da molte regioni dopo il sacco dei lanzichenecchi. La classe dirigente, cioè la curia, era pan-italiana".

Le donne convergono verso l'italiano prima e più degli uomini.
"Questo accade sia nei contesti familiari, dove le donne rivolgendosi ai bambini prediligono l'italiano, sia fuori da quest'ambiente: lo attestano i dati sulla lettura o quelli sui rendimenti scolastici".

E oltre al multilinguismo cos'è che ha diffuso l'italiano?
"Sono tanti i fattori: l'emigrazione interna, l'affluenza nelle grandi città, radio e televisione. Ma va sottolineato l'alto livello di scolarizzazione che ha portato al diploma secondario il 75 per cento dei ragazzi. Purtroppo questa richiesta di più alta formazione si è arrestata negli ultimi anni ".

In che senso?
"Il numero dei laureati in Italia resta basso rispetto alla media europea e ormai si diffonde la sfiduciata convinzione che una laurea serva a poco, perché molte imprese sembra non abbiano bisogno di alti livelli d'istruzione".

E invece la scuola resta essenziale in questo processo.
"L'italiano ha un congegno più complicato dell'inglese o del francese, richiede un controllo che la scuola può offrire. Ancora oggi una consapevolezza piena la si acquisisce alle superiori, quando queste funzionano bene. Il che non è sempre vero: soprattutto il triennio finale è rimasto molto indietro. I programmi non sono stati aggiornati e l'impianto è troppo segmentato in discipline e poco attento alle competenze trasversali"

[...]

intervista tratta da: http://www.repubblica.it/cultura/2014/09/29/news/tullio_de_mauro_gli_italiani_parlano_anche_in_dialetto-96922903/

LETTURA E COMPRENSIONE

Dopo aver letto il testo provate a rispondere alle seguenti domande:

1- Da quale fenomeno linguistico è caratterizzata la comunità italiana?

2- Quale fu uno dei motivi alla base della richiesta dell'unificazione del Paese?

3- Negli anni '70 la maggioranza della popolazione italiana parlava italiano o dialetto?

4- E oggi?

5- Perché le donne convergono verso l'italiano più degli uomini?

6- Quali elementi hanno contribuito alla diffusione dell'italiano?

7- Rispetto alla media europea, il numero dei laureati in Italia è alto o basso?

8- Perché?
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, tra pochi giorni è Natale, la festa più importante e più sentita dagli italiani. Le strade sono illuminate, i negozi sempre aperti, la gente va in cerca di regali, ma perché non provare a vivere il Natale da un altro punto di vista?  Ci aiuta a farlo la canzone Natale di seconda mano, in cui il cantautore italiano Francesco de Gregori dà voce agli ultimi di tutto il mondo, a chi è costretto a vivere arrangiandosi, anche sotto Natale.

Ringrazio anche quest'anno tutti i lettori per la grande partecipazione, ci ritroveremo a gennaio con nuovi argomenti e nuovi approfondimenti.

Auguro a tutti un Buon Natale e un felice Anno Nuovo.

Buone Feste!

Prof. Anna

Francesco de Gregori è uno dei più importanti artisti della scena musicale italiana dagli anni '70 ad oggi.  Cantautore, poeta, i suoi testi sono ricchi di metafore e si riferiscono spesso all'attualità e alla storia; la sua musica si affida quasi sempre a strumenti tradizionali. Se non lo conoscete vi invito ad ascoltare qualcosa, sarà utile per il vostro italiano e piacevole per le vostre orecchie.

Ecco il testo della canzone Natale di seconda mano, dall'album Amore nel pomeriggio del 2001.

Oggi è tempo d'incendi, organizziamo presepi
 dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi
 addormentati in panchina o indaffarati a far niente
 ed il freddo che arriva ci brucia e ci spegne.
Non c'è nessun segreto, nessuna novità
 non c'è nessun mistero, nessuna natività;
 io ti regalo una foglia da masticare col pane
 e tu una busta di vino per passare la fame.

Sior capitano, aiutaci a attraversare
 questo mare contro mano,
 Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo
 e questa notte non abbiamo
 governo e parlamento non abbiamo e ragione,
 ragione o sentimento non conosciamo
e quando capita ci arrangiamo
 e ci arrangiamo
 con documenti di seconda mano
 con documenti di seconda mano.

Oggi è tempo d'attesa, organizziamo qualcosa
 mentre balla sul marciapiede la vita in rosa
 che ci guarda e sorride e non ci tocca mai,
 ultimi di tutto il mondo, piccoli fiammiferai.
 Non c'è nessun perdono in tutta questa pietà
 non c'è nessun calore, nessuna elettricità
e oggi parlano i cani per sentirsi più buoni
 intorno al nostro fuoco cantano canzoni.

Sior capitano aiutaci a attraversare
 questo mare contro mano,
 sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo
 e questa notte non abbiamo
 governo e parlamento non abbiamo e ragione,
 ragione o sentimento non conosciamo
 e quando capita ci arrangiamo
 e ci arrangiamo
 con documenti di seconda mano
 con documenti di seconda mano.

Per ascoltarla ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=rFrWPIbJGks

Ascoltatela scorrendo il testo con gli occhi e, dopo qualche ascolto, provate a cantarla, è un ottimo esercizio di pronuncia.

Cerchiamo di interpretare le parole di de Gregori, dando un significato alle espressioni evidenziate nel testo:

• di seconda mano: significa qualcosa che è già stato adoperato da qualcun altro;

• oggi è tempo d'incendi: l'autore potrebbe riferirsi ad antichi rituali legati all'accensione di un fuoco nel periodo natalizio, oppure potrebbe riferirsi alla necessità di accendere un fuoco per scaldarsi se non si ha una casa o entrambe le cose;dalle stelle tu scendi: questo passaggio fa riferimento a uno dei più famosi canti natalizi italiani Tu scendi dalle stelle, canzone dedicata a Gesù Bambino;

• addormentati in panchina: le persone senza fissa dimora sono spesso costrette a dormire sulle panchine;

• indaffarati a fare niente: è interessante l'accostamento di queste espressioni, che esprimono concetti contrari (si tratta di una figura retorica che si chiama "ossimoro"): indaffarato, che significa che ha molto da fare, seguita dall'espressione contraria a fare niente;

• natività: nascita di Cristo;

• io ti regalo una foglia da masticare col pane e tu una busta di vino per passare la fame: con queste parole l'autore ci descrive la situazione di estrema sofferenza di chi non ha nulla da mangiare, il cibo viene sotituito da una foglia e da un po' di vino;sior: significa signore, si tratta di una forma dialettale veneta, si usa come appellativo di cortesia;

• aiutaci ad attraversare questo mare contro mano: contro mano nella circolazione stradale significa nella direzione opposta a quella in cui si svolge normalmente il traffico, in questo contesto attraversare questo mare contro mano è una metafora, può significare aiutaci a vivere (attraversare) questa vita (il mare) che noi viviamo in maniera del tutto diversa dagli altri, in maniera più faticosa (contromano); oppure il mare può non avere un significato metaforico e riferirsi al mare che molti attraversano per trasferirsi in un altro Paese, sperando in una vita migliore;

• mentre balla sul marciapiede la vita in rosa che ci guarda e sorride e non ci tocca mai: probabilmente de Gregori quando parla di "vita in rosa" si riferisce all'espressione "vedere la vita in rosa" che significa "essere ottimisti, senza preoccupazioni per il futuro";

• piccoli fiammiferai: de Gregori utilizza questa espressione per descrivere chi vive in strada, al freddo, facendo riferimento alla fiaba La piccola fiammiferaia dello scrittore danese Andersen, in cui la protagonista sta in strada, al freddo, cercando di vendere fiammiferi.

Provate a rispondere alle seguenti domande:

1- Qual è, secondo te, il significato dell'espressione Natale di seconda mano?

2- Cos'è un ossimoro?

3- Riesci a fare un esempio di ossimoro?

4- Da dove viene l'espressione "sior"?

5- Cos'è una metafora?

6- Qual è la canzone che più ti riporta a un'atmosfera natalizia?

7- Quale titolo daresti tu a questa canzone?

 

 

 

 

 

 

 

 
                    [post_title] => Francesco de Gregori - Natale di seconda mano
                    [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, tra pochi giorni è Natale, proviamo a vivere questa festa da un altro punto di vista attraverso questa canzone di Francesco de Gregori.
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                    [post_content] => Col prossimo esercizio ripasseremo l'uso del condizionale nelle frasi indipendenti e in particolare la concordanza dei tempi tra reggente e subordinata quando nella reggente c'è un verbo al condizionale.

Per ripassare questo argomento potete leggere il seguente articolo: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2016/12/01/il-condizionale-nelle-frasi-indipendenti/
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                    [post_content] => Nel seguente esercizio dovrete scrivere l'espressione con la parola "punto" più adatta al contesto. Per ripassare questo argomento: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2016/11/24/espressioni-con-la-parola-punto/.

 

 
                    [post_title] => Test 46 - Espressioni con la parola "punto"
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, dedichiamo questa settimana al ripasso degli ultimi argomenti trattati sul blog. Il primo esercizio è sulle locuzioni polirematiche, dovrete completare voi stessi le locuzioni presenti nelle frasi, per questo vi consiglio di ripassarle leggendo questi articoli: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2016/10/27/le-locuzioni-polirematiche-prima-parte/; http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2016/11/03/le-locuzioni-polirematiche-seconda-parte/.

Buon test!

Prof. Anna
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                    [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, dedichiamo questa settimana al ripasso degli ultimi argomenti trattati sul blog. Il primo esercizio è sulle locuzioni polirematiche.
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, domani in Italia è un giorno di festa, si festeggia l'Immacolata Concezione che tradizionalmente dà inizio al periodo natalizio.

Questa festa però nasconde molti altri significati, leggendo l'articolo che segue scopriremo come la data dell'otto dicembre sia sempre stata legata a festeggiamenti e rituali propri di culture più antiche, alcune di queste tradizioni sopravvivono ancora oggi in Italia, vediamo insieme di cosa si tratta.

Buona lettura!

Prof. Anna

Se ci sono parole che non conoscete, vi consiglio di usare il dizionario online: cliccando due volte sulla parola sconosciuta si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra apparirà il significato.

Nel testo sono evidenziate alcune parole ed espressioni in blu, alla fine dell'articolo ne troverete il significato.

Dietro alla celebrazione dell’8 dicembre c’è una storia antica, ma, prima ancora, un diffuso errore da sfatare:  contrariamente a quanto molti erroneamente credono, l’Immacolata Concezione non riguarda il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, bensì la concezione della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna (la madre di Maria).

La ricorrenza, nella sua forma più antica, risale al settimo secolo, quando le chiese d’Oriente iniziarono a celebrare la festa della Concezione di Sant’Anna, la madre di Maria. La celebrazione è quindi giunta in Occidente generando una lunga controversia teologica.

[...]

Entro la metà del XVII secolo, all’interno della Chiesa cattolica ogni opposizione alla dottrina era scomparsa e “l’Immacolata Concezione” fu dichiarata ufficialmente un dogma della Chiesa l’8 dicembre 1854, da Papa Pio IX.

Facendo un passo indietro e allargando il nostro campo di ricerca, è possibile però notare come l’8 dicembre sia una data importante per diverse culture e tradizionalmente legata nei secoli ad un giorno di festa.

[...]

Una tradizione millenaria giunta fino ai giorni nostri dall’età pre-romanica sembra essere la Notte dei Faugni (dai rituali pagani Fauni Ignis) che si svolge ogni anno all’alba dell’8 dicembre nella città di Atri, in Provincia di Teramo. Vengono qui accesi diversi falò, portati poi in processione per le vie della città in segno di purificazione. Un rituale che rimanda al mondo contadino, agreste, medievale o persino pagano, condiviso da molte tradizioni, italiane e non, collegate alla festa dell’Immacolata Concezione.

In molte culture la festa più importante dellAvvento, l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, rievoca infatti l’antichissimo rito dell’accensione dei falò. Una tradizione che risale all’VIII secolo, e si ricollega alla particolare festività chiamata la "Concezione di Sant’Anna" ispirata al vangelo conosciuto come “Protovangelo di Giacomo”, poi passata in Occidente trasformandosi in quella in onore della Vergine. Nell’occasione si compivano rituali legati al tema della purificazione, ecco perché protagonista assoluto di questo giorno è il fuoco che rappresenta la rigenerazione periodica della natura. Accendere dei grandi falò davanti alle chiese o lungo le strade che saranno il tragitto della processione dell’Immacolata è tutt’ora tradizione di molti comuni italiani in Basilicata, Puglia, Calabria, Molise, Abruzzo e Toscana, dove il falò conserva un alto valore socializzante. Il rito dell’accensione di fuochi doveva esorcizzare la paura dell’inverno e donava fertilità della terra.  Era attribuito un significato specifico perfino al suono prodotto dall’ardore delle fiamme: scoppiettii e una fiamma consistente erano di buon presagio, come anche il vento che soffia da nord, a preannunciare una buona annata.

Una festa dunque caratterizzata da una forte dimensione collettiva e legata al carattere purificatore del fuoco il quale, oltre a riscaldare la Madonna nel passaggio verso Betlemme, allontanava le forze del male, soprattutto in un periodo dell’anno cruciale per la semina dei campi, le cui tradizioni sono ancora riconoscibili in diverse zone rurali; diversamente la festa si è arricchita di più specifici e spiccati connotati in altre aree.

[...]

C’è però una tradizione che unisce tutta la penisola, da nord a sud, ed è quella di dedicarsi in questo giorno di festa all’allestimento dell’albero di Natale. Tale usanza, di origine pagana, legata al tema dell’albero come simbolo della vita, è stata assimilata, probabilmente a partire dalla Germania, nel XVI secolo. Diventata una tradizione tipicamente protestante, l’albero, già da tempo presente nella maggior parte delle case italiane, è stato poi ufficialmente incluso nella tradizione cattolica durante il pontificato di Giovanni Paolo II, con l’allestimento del grande albero di Natale in piazza San Pietro, a Roma.

Insomma, in qualsiasi modo vogliate festeggiare questo giorno, una cosa è certa: da oggi è impossibile sfuggire alla magia del Natale che si avvicina!

Articolo tratto da: http://news.leonardo.it/festa-dellimmacolata-2013-tra-sacro-e-profano-oggi-si-celebra-la-concezione-della-vergine-maria/

Di seguito il significato delle espressioni sottolineate nel testo:

• controversia teologica: discussione su temi teologici, ovvero relativi a Dio, alla sua natura, o, come in questo caso, ai dogmi;

• dottrina: in questo contesto significa l'insieme dei dogmi e e dei principi della fede cristiana;

• dogma: nella religione cattolica verità rivelata da Dio proposta dalla Chiesa come fondamento di fede mediante il Sommo Pontefice (dogma della Trinità ecc.);

• pagano: significa chi ignora i principi del cristianesimo, deriva dal latino "paganum" che significa "abitante del villaggio", quelli che non aderirono al cristianesimo vennero chiamati "pagani" perché gli abitanti dei villaggi si convertirono molto dopo gli abitanti delle città;

• Avvento: venuta di Gesù nel mondo e sua incarnazione, in questo contesto si riferisce al periodo che alcune Chiese cristiane dedicano alla preparazione del Natale, nelle quattro settimane che lo precedono;

• esorcizzare: allontanare, tenere lontano qualcosa di negativo;

• dimensione collettiva: realtà condivisa da una comunità, da una società.

LETTURA E COMPRENSIONE

Provate ora a rispondere alle seguenti domande:

1- Cosa si festeggia il giorno dell'Immacolata Concezione?

2- Che cosa rappresenta il fuoco nei rituali che lo vedono protagonista?

3- Che cosa dovrebbe allontanare la presenza del fuoco?

4- Perché si celebravano rituali del genere proprio in questo periodo dell'anno?

5- Quale tradizione unisce tutta Italia in questo giorno di festa?

6- Da quale Paese proviene la tradizione dell'albero di Natale?

7- Di che cosa è simbolo l'albero?

8- Nel vostro Paese si festeggia l'Immacolata Concezione?

9- Ci sono usanze tipiche o tradizioni popolari nel vostro Paese legate a questa data particolare?

Foto: http://ecosport.it

 
                    [post_title] => La tradizione dei falò dell'otto dicembre
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, questa settimana vedremo quali sono i casi, e non sono infrequenti, in cui il verbo della proposizione reggente è al condizionale.

Buona lettura!

Prof. Anna

Sappiamo che il condizionale segnala che la realizzazione dell'azione espressa dal verbo è condizionata da altri fatti: verrei al cinema (se avessi tempo). Si usa sia in proposizioni indipendenti sia in quelle subordinate. Oggi vediamo l'uso del condizionale nelle frasi indipendenti.

USO DEL CONDIZIONALE NELLA REGGENTE


Per quanto riguarda ciò che questo modo verbale esprime nelle reggenti, si può usare, sia al presente che al passato, per:

• attenuare una richiesta (condizionale di cortesia): vorrei un caffè;

• prendere le distanze e sottolineare che quello che si sta per dire non è certo (condizionale di dissociazione): secondo le testimonianze il criminale sarebbe scappato subito dopo l'arrivo della polizia;

• esprimere un desiderio o un augurio (condizionale ottativo): sarebbe divertente andarci tutti insieme!;

• nella proposizione principale di un periodo ipotetico (apodosi): al presente: cucinerei io, se fossi capace; o al passato: avrei cucinato io, se fossi stato capace.

CONCORDANZA DEI TEMPI QUANDO NELLA REGGENTE C'È IL CONDIZIONALE

Ma vediamo ora come si comportano i verbi che sono retti dal condizionale, quali tempi e modi sono necessari.

La concordanza dei tempi quando il verbo della reggente è al condizionale (presente o passato), è la stessa che abbiamo quando il verbo è all'indicativo (presente o passato), quindi il condizionale, ai fini della dipendenza, si comporta come l'indicativo per esprimere anteriorità, contemporaneità, posteriorità.

Distinguiamo i casi in cui nella subordinata abbiamo un verbo all'indicativo o un verbo al congiuntivo:

• SE LA PROPOSIZIONE SUBORDINATA HA IL VERBO ALL'INDICATIVOper esprimere contemporaneità:
PRESENTE REGGENTE: affermerei SUBORDINATA AL PRESENTE: che hai ragione
PASSATO REGGENTE: avrei affermato SUBORDINATA ALL'IMPERFETTO: che avevi ragione
  → per esprimere anteriorità:
PRESENTE REGGENTE: affermerei SUBORDINATA ALL'IMPERFETTO: che avevi ragione AL PASSATO REMOTO: che avesti ragione AL PASSATO PROSSIMO: che hai avuto ragione AL TRAPASSATO PROSSIMO: che avevi avuto ragione
PASSATO REGGENTE: avrei affermato SUBORDINATA AL TRAPASSATO PROSSIMO: che avevi avuto ragione
  → per esprimere posteriorità:
PRESENTE REGGENTE: affermerei SUBORDINATA AL FUTURO: che avrai ragione
PASSATO REGGENTE: avrei affermato SUBORDINATA AL CONDIZIONALE PASSATO: che avresti avuto ragione
  • SE LA PROPOSIZIONE SUBORDINATA HA IL VERBO AL CONGIUNTIVOper esprimere contemporaneità:
PRESENTE REGGENTE: crederei SUBORDINATA AL PRESENTE: che tu abbia ragione
PASSATO REGGENTE: avrei creduto SUBORDINATA ALL'IMPERFETTO: che tu avessi ragione
  → per esprimere anteriorità:
PRESENTE REGGENTE: crederei SUBORDINATA AL PASSATO: che tu abbia avuto ragione ALL'IMPERFETTO: che tu avessi ragione AL TRAPASSATO: che tu avessi avuto ragione
PASSATO REGGENTE: avrei creduto SUBORDINATA ALL'IMPERFETTO: che avessi ragione AL TRAPASSATO: che avessi avuto ragione
  → per esprimere posteriorità:
PRESENTE REGGENTE: crederei SUBORDINATA AL CONDIZIONALE PASSATO: che avresti avuto ragione
PASSATO REGGENTE: avrei creduto SUBORDINATA AL CONDIZIONALE PASSATO: che avresti avuto ragione
  • CONCORDANZA CON I VERBI CHE ESPRIMONO VOLONTÀ O DESIDERIO AL CONDIZIONALE Le regole sulla concordanza dei tempi appena illustrate non valgono quando nella reggente c'è un verbo che esprime volontà o desiderio (volere, desiderare, preferire ecc.) coniugato al condizionale. In questi casi per indicare un rapporto di contemporaneità o posteriorità si usa il congiuntivo imperfetto e per indicare un rapporto di anteriorità si usa il congiuntivo trapassato: → vorrei che tu venissi con me (contemporaneità e posteriorità); → vorrei che tu fossi venuto con me (anteriorità); → avrei voluto che tu venissi con me (contemporaneità e posteriorità); → avrei voluto che tu fossi venuto con me (anteriorità). [post_title] => Il condizionale nelle frasi indipendenti [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, questa settimana vedremo quali sono i casi, e non sono infrequenti, in cui il verbo della proposizione reggente è al condizionale. 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Prof. Anna Vediamo insieme alcune espressioni che contengono la parola "punto", il loro significato e alcuni esempi sull'uso. • di punto in bianco→ all'improvviso, a un tratto, inaspettatamente: stavamo cenando e, di punto in bianco, Marco si è alzato da tavola e se n'è andato; • di tutto punto → completamente, con molta cura, in modo impeccabile: la tavola era apparecchiata di tutto punto; • a buon punto → in fase avanzata: i lavori di ristrutturazione della nostra casa sono a buon punto, tra non molto potremo trasferirci; • essere sul punto di fare qualcosa→ essere in procinto di fare qualcosa, stare per fare qualcosa: questo film è talmente noioso che sono sul punto di addormetarmi; • punto e basta! → esclamazione che si usa per metter fine a una discussione, imponendo con forza la propria opinione: non voglio più vederti, punto e basta!; • fare il punto (della situazione) → definire, chiarire i vari aspetti di una situazione, analizzarla per stabilire in che fase si trova o quali conclusioni si possono trarre: ormai sono mesi che lavoriamo a questo proggetto, è ora di fare il punto della situazione; • venire, arrivare al punto → affrontare l'essenziale, evitando giri di parole: coraggio signori, arriviamo al punto, sono ore che discutiamo e ormai non c'è più tempo; • questo è il punto → questo è l'aspetto più importante: io e te non andiamo più d'accordo, questo è il punto!dare dei punti a qualcuno → superarlo di molto in qualcosa per merito e capacità: in matematica quel ragazzo dà dei punti a tutti i suoi compagni; • fino a un certo punto → parzialmente, non completamente, entro certi limiti: sono d'accordo con te fino a un certo punto; • trovarsi, essere, arrivare a un punto morto → trovarsi in una situazione da cui non si vede possibilità di uscita, essere in una fase di stasi: la discussione è arrivata a un punto morto, forse dovremmo fare una pausa e riaggiornarci più tardi. [post_title] => Espressioni con la parola "punto" [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, questa settimana amplieremo il nostro vocabolario con le numerose espressioni formate con la parola "punto", forse alcune le avete già sentite e altre vi risulteranno nuove, ma sono tutte espressioni molto comuni. 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Per ripassare questo argomento, consultate i seguenti articoli: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2009/11/12/il-nome/ http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2014/02/06/il-genere-dei-nomi-3-maschili-in-a-e-femminili-in-o/   [post_title] => Test di ripasso: il genere dei nomi, maschile o femminile? 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Buona lettura! Prof. Anna I pronomi personali che hanno funzione di complemento possono essere tonici (me, te, lui, esso, noi, voi, loro, essi, esse, sè), oppure atoni (mi, ti, lo, gli, la, le, gli, ci, vi, li, le, loro, ne). La scelta tra un pronome tonico e uno atono è importante: nella frase io ti ascolto viene fatta una semplice constatazione, mentre se uso la forma tonica io ascolto te si vuole sottolineare che sto ascoltando proprio te e nessun altro, quindi l'uso del pronome tonico sposta l'attenzione sul pronome stesso. Come già sappiamo le forma atone si possono usare solo con funzione di complemento oggetto, complemento di termine e alcuni complementi indiretti (io ci parlo = io parlo con lui); per gli altri complementi indiretti si usano le forme toniche precedute da preposizione. Vediamo come si posizionano questi pronomi all'interno della frase. Pronomi tonici: generalmente seguono il verbo parlo con loro, ma se si vuole evidenziarli, è possibile collocarli prima del verbo con loro non ho mai parlato, in questi casi si può anche avere una ripetizione pronominale con loro non ci ho mai parlato. Pronomi atoni: solitamente precedono il verbo mi piace, ti ascolto. In alcuni casi però seguono il verbo e formano con esso un'unica parola. I pronomi atoni seguono il verbo: → con un infinito: guardarvi, pensarci, parlargli, mangiarlo ecc. In questi casi il verbo all'infinito perde la vocale finale; → con un verbio al gerundio: guardandovi, pensandoci, parlandogli, mangiandolo ecc.; → con un participio passato, solo se usato in forma assoluta o con funzione aggettivale: trovatolo, non lo lasciò più andare; il libro regalatomi è molto interessante. È raro l'uso del participio con due pronomi: andatosene, scrittoglielo. → con un imperativo, sia affermativo dimmi una cosa, compralo tu, sia negativo non telefonarmi, non ascoltarlo, con l'imperativo negativo è possibile collocare il pronome anche prima del verbo non mi telefonare, non lo ascoltare;con gli imperativi tronchi dei verbi dare, dire, fare, stare, andare (da', di', fa', sta', va') il pronome atono raddoppia la consonante iniziale dammi, dicci, falle, fallo, stammi, vattene. Non raddoppiano la consonante con gli e i suoi composti fagli, digli, diglielo; → con l'avverbio ecco: eccoci qua; eccomi arrivato; eccone un'altra. Casi particolari:con i verbi servili dovere, potere, volere, il pronome può unirsi all'infinito che segue o può precedere il verbo servile: vogliamo parlarti o ti vogliamo parlare non sa comportarsi o non si sa comportare non possiamo aiutarlo o non lo possiamo aiutare dovevo insegliartelo o te lo dovevo insegnare Se il verbo servile regge due infiniti, sono esistono tre possibilità: la vorrei poter aiutare, vorrei poterla aiutare, vorrei poter aiutarla. → con i verbi fare e lasciare con valore causativo (che indicano cioè un'azione causata dal soggetto ma non compiuta direttamente da esso), il pronome va obbligatoriamente prima del verbo causativo: le faremo controllare, vi lascio partecipare; → con i verbi sembrare e parere seguiti da un infinito, il pronome va obbligatoriamente dopo il verbo all'infinito: sembra capirlo, pareva crederci. → con i verbi di modo finito la collocazione del pronome dopo il verbo un tempo era comune, oggi invece sopravvive solo negli annunci economici o negli avvisi pubblicitari per rendere la comunicazione più breve e concisa: affittasi, cercasi, vendonsi ecc. 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