L'unità didattica

Prof.Giacalone
Per gli insegnanti

Care colleghe e cari colleghi, oggi affronteremo un argomento  di fondamentale importanza per noi insegnanti: L’unità didattica.
L’unità didattica (U D) è un modello operativo, che nasce come attività di “risoluzione di problemi” durante gli anni trenta.  Solo in seguito, precisamente  negli anni sessanta, viene impiegato in maniera frequente e diffusa.
E’ il modello utilizzato ampiamente dai metodi e approcci diretti,  cioè quegli approcci e metodi, dove si cerca di insegnare la lingua straniera come si "apprende"  la lingua madre, cioè  prediligendo  l’insegnante madrelingua e materiali autentici.
Anche se vi sono diversi modelli di unità didattica, tutte le U D sono articolate su tre macrofasi, le quali a loro volta comprendono alcune microfasi o sottosequenze.
1) La prima fase è di presentazione di ciò che si deve svolgere in classe. Essa è poi formata da tre microfasi: La motivazione, la percezione globale e l’analisi.
La motivazione è fondamentale. Senza motivazione non c’è acquisizione e a volte neanche apprendimento.  Vi sono due tipi di motivazione, una “integrativa “ e  l’ altra “strumentale”. Quella “integrativa” serve per integrarsi in un gruppo, quella “strumentale” è usata come mezzo per ottenere qualcosa.
Nella microfase della globalità si presenta all’allievo il testo iniziale,  che include ciò che deve apprendere:  può essere un dialogo, un testo scritto, o qualsiasi altro materiale da noi scelto per la classe. Questa microfase, che può anche essere ripetuta più volte, è caratterizzata dall’induttività, cioè ci si rivolge alla parte destra del cervello del discente, che comprendere appunto in maniera estensiva. In questa fase si rispetta il principio di direzionalità naturale di apprendimento, che va appunto dall’emisfero destro a quello sinistro. Nella microfase dell’analisi si analizza, si comprende il materiale dato, sia singolarmente che in lavori di gruppo.
2) La seconda fase consiste nel lavoro sul testo,  in  compiti di rielaborazione e si suddivide nelle microfasi di  fissazione, reimpiego, sintesi e riflessione.
La fissazione è un processo di  memorizzazione,  di acquisizione di regole, cioè di meccanismi di funzionamento della lingua, prediligendo compiti e non esercizi, cioè esecuzione di soluzioni e problemi di carattere comunicativo e creativo.
La microfase di reimpiego può essere svolta tranquillamente durante la fissazione, cercando sempre di spingere l’alli evo a un riutilizzo personale e creativo.
La sintesi cambia logicamente a seconda del metodo. Nel metodo situazionale la sintesi, per esempio, sarebbe la realizzazione in aula di esempi di comunicazione simulata, mentre  nel metodo nozionale- funzionale la sintesi risulterebbe essere la riflessione sulla lingua, cioè la consapevolezza linguistica.
La riflessione sulla lingua considera come punto centrale l’allievo e come oggetto considera l’intera competenza comunicativa, mentre, se dovessimo fare un paragone, l’insegnamento della grammatica, nell’approccio formalistico, ha come soggetto l’insegnante e come oggetto le regole grammaticali.
3) L’ultima fase dell’ U D è quella di controllo: la verifica,  la valutazione e l’attività di recupero sono le microfasi che la compongono.
Ricordiamo che la verifica è una parte della valutazione (raccoglie dati), mentre la valutazione è un insieme di complesse operazioni che consiste nel reperire materiale, definire dei parametri per il punteggio, elaborarli e infine si esprimere un giudizio.
Nel caso di un giudizio negativo si passa poi alla microfase del recupero. Lo scopo qui, è di ovviare ad una insufficiente acquisizione dei contenuti linguistici da parte dei discenti  trattati durante l’U D.  
Anche se l’UD potrebbe sembrare una fredda sequenza di fasi, starà a noi, care colleghe e colleghi, renderla affascinante, dinamica e accogliente. Un processo dove protagonista sia la gioia e la condivisione di una cultura altra.
Buon lavoro e buona unità didattica   

 

Prof. Valerio Giacalone

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Commenti [6]

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  1. Roberta scrive:

    Vorrei sapere SE si dice:
    starnutisco
    oppure
    starnuto
    Io starnutisco, tu starnutisci, lui starnutisce
    oppure
    Io starnuto, tu starnuti, lui starnuta.
    Sinceramente ho l`abitudine di dire “starnutisco“ e mi è venuto il dubbio che non sia la forma corretta. Può informarmi al riguardo? Grazie. Roberta Noseda

  2. Cara Roberta
    Il verbo starnutire, cioè fare un brusco e rumoroso atto espiratorio involontario, è un verbo intrasitivo. Viene coniugato
    in questa maniera: io starnutisco, tu starnutisci, lui/lei starnutisce, noi starnutiamo, voi starnutite, loro starnutiscono.
    Un caro saluto
    Prof. Valerio

  3. MERYEM scrive:

    ciao prof, io vorrei il tuo aiuto
    ho un lavoro sulla motivazione e vorrei indicarmi la strada in queta ricerca, sono un po persa
    almeno quali sono i fattori che la favoriscono

    • Zanichelli Avatar

      Cara Meryem, l’argomento è molto vasto e non so in che ambito devi presentare questo lavoro, non è facile quindi darti qualche suggerimento, se però hai dei dubbi su ciò che hai scritto e vuoi mandarmelo, mi farà piacere.
      A presto
      Prof. Anna

  4. katia scrive:

    Buongiorno prof. Giacalone,

    dove potrei trovare un esempio pratico (cioè con esercizi/attività) che rientrino nelle tre fasi di globalità, analisi e sintesi di un’unità didattica “tipo”?

    La ringrazio fin d’ora per l’aiuto

    Katia

    • Zanichelli Avatar

      Cara Katia, i libri “Noi” e “Noi due” di Zanichelli è strutturato in unità didattiche.
      A presto
      Prof. Anna