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Aula di Lingue

L’aspetto del verbo

Prof. Anna
Grammatica,   La lingua italiana,   Verbi

Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, vediamo insieme che cos’è l’aspetto di un verbo e come si esprime.

Buona lettura!

Prof. Anna

L’aspetto di un verbo caratterizza l’azione dal punto di vista della durata (quanto dura l’azione? è prolungata? si ripete?) e della fase di svolgimento (si è conclusa? si sta svolgendo? si sta per svolgere?). Ad esempio la differenza tra leggo e sto leggendo non è temporale (sono entrambi presenti) ma aspettuale, nel primo caso l’azione si esaurisce in un tempo breve, nel secondo caso invece è prolungata nel tempo.

L’aspetto di un verbo può essere espresso da:

  • i tempi verbali,
  • perifrasi, come nel caso dei verbi fraseologici (sto leggendo)
  • la scelta del verbo: alcuni verbi infatti esprimono determinate caratteristiche aspettuali, ad esempio addormentarsi indica l’inizio dell’azione, mentre dormire indica l’azione in sé.

LA DURATA

A seconda di quanto dura l’azione, possiamo avere vari tipi di aspetto:

aspetto puntuale: l’azione inizia e si conclude in un tempo breve, ha una durata ben precisa; questo aspetto è reso dall’indicativo presente (apro la porta), dal passato prossimo (ho mangiato una pizza), dal passato remoto (chiusi la porta);

aspetto durativo: l’azione si prolunga nel tempo, è reso dall’indicativo presente (parla sempre di te), dall’imperfetto (ridevano di gusto), dai verbi fraseologici (continuare a fare qualcosa);

aspetto iterativo: l’azione si ripete nel tempo, questo aspetto è reso dall’indicativo presente (ci vediamo tutti i giorni) e dall’imperfetto (ogni tanto passava di qui).

LO SVOLGIMENTO

A seconda della modalità di svolgimento dell’azione possiamo avere altri aspetti:

aspetto ingressivo: l’azione è nella fase iniziale dello svolgimento, questo aspetto è espresso dai verbi fraseologici: stare per + infinito, essere in procinto di + infinito, essere sul punto di + infinito, accingersi a + infinito, essere lì lì per + infinito, cominciare a + infinito, iniziare a + infinito;

aspetto progressivo: l’azione è in corso di svolgimento, è reso dai verbi fraseologici continuare a + infinito, andare avanti a + infinito, stare + gerundio;

aspetto conclusivo: l’azione è in fase conclusiva, si esprime attraverso i fraseologici smettere di + infinito, finire di + infinito.

ALTRI MODI PER INDICARE L’ASPETTO

Il significato stesso di alcuni verbi può indicare la durata dell’azione:

  • cadereentrarecolpire esprimono un’azione momentanea, cioè che si svolge in un unico momento;
  • aspettaredormire, riposare, attendere esprimono un’azione durativa, cioè che dura nel tempo;
  • crescerearrossireinvecchiare esprimono un’azione progressiva, cioè che evolve e si compie nel tempo.

Alcuni suffissi verbali indicano particolari modalità di svolgimento dell’azione:

  • canticchiare → cantare distrattamente, sommessamente, a tratti; dormicchiare → dormire un sonno leggero svegliandosi di tanto in tanto;
  • parlottare → conversare o chiacchierare a voce bassa, anche animatamente o con aria di mistero;
  • leggiucchiareleggere a stento, con qualche difficoltà oppure leggere senza impegno.

L’aggettivo bello, posto davanti al verbo, può segnalare la totale compiutezza ed esaurimento dell’azione: è bell’è fatto (è fatto del tutto).

Seleziona la risposta corretta fra quelle disponibili. Se rispondi bene, vedrai lo sfondo diventare di colore verde.

  1. Nella frase "ti ho inviato un messaggio" l'aspetto del verbo è:
    • puntuale
    • durativo
    • iterativo
  2. Nella frase "mi telefona tutte le sere" l'aspetto del verbo è:
    • puntuale
    • durativo
    • iterativo
  3. Nella frase "ero lì lì per piangere" l'aspetto del verbo è:
    • ingressivo
    • progressivo
    • conclusivo
  4. Nella frase "mentre io studiavo, lei leggeva" l'aspetto dei verbi è:
    • puntuale
    • durativo
    • iterativo
  5. Nella frase "ho appena finito di lavorare" l'aspetto del verbo è:
    • ingressivo
    • progressivo
    • conclusivo
  6. Nella frase "è bell'e partito" l'aspetto del verbo è:
    • puntuale
    • durativo
    • iterativo
  7. Nella frase "sto uscendo" l'aspetto del verbo è:
    • ingressivo
    • progressivo
    • conclusivo
  8. Nella frase "andò via di corsa" l'aspetto del verbo è:
    • puntuale
    • durativo
    • iterativo
  9. Nella frase "di tanto in tanto mi guardava" l'aspetto del verbo è:
    • puntuale
    • durativo
    • iterativo
  10. Nella frase "continua a piovere" l'aspetto del verbo è:
    • ingressivo
    • progressivo
    • conclusivo

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Commenti [10]

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  1. Sempre importante ricevere questi esercizi.
    Grazie

  2. Marisa scrive:

    Molto interessate e permette ad alcuni la revisione degli argomenti per altri l’acquisizione degli stessi. Grazie

  3. posso leggo le esempio a molto tempo per conoscere li bene

    • Zanichelli Avatar

      Caro Jacques, se hai delle domande scrivimi pure.
      A presto

  4. 1)”Senza sapere che tu avessi preso il biglietto”

    …”senza sapere” equivale a “non sapere, non sapendo, non sapevo che, etc”; quindi nella subordinata è corretto l’uso del congiuntivo “avessi preso” che esprime anteriorità rispetto alla principale.

    2)”Ci sta!”

    …”ci sta’ significa ‘va bene’, ‘può andar bene’, ‘è sufficiente’, ‘basta. ‘Ci può stare’ è simile ma aggiunge un grado di maggiore incertezza. Comunque il verbo è il procomplementare “starci” la cui particella “ci”, in questo caso, può signficare “a ciò” (e quindi “Ci sto=sto a ciò”). Attenzione, però, perché esiste un secondo significato di ‘starci’, ovvero ‘essere d’accordo a fare qualcosa’, ‘ci sto’. “Ti va di venire in montagna con noi?”, “ci sto!”

    3)”Ce l’ho in pugno”

    …il “ce” è pleonastico e rafforzativo; potremmo scrivere infatti “l’ho in pugno!”: e cioè “Ho in pugno lui!”

    4)”Dacci un taglio!”

    … La locuzione verbale è “dare un taglio” e significa “troncare un discorso, una situazione e sim.”. Ora, il verbo è “dare” (con l’aggiunta della particella “ci”) e non “darci” (che avrebbe un altro significato). Ah, “dacci” è l’imperativo della seconda persona del verbo “dare” con l’aggiunta, appunto, della particella “ci” che equivale a “a cio”: e cioè “Dai un taglio a ciò! (smettila!)”.

    Penso sia tutto corretto

  5. Leo scrive:

    “La persona che sarei voluta diventare” e “La persona che avrei voluto diventare”?

    Entrambe sono corrette perché se il verbo che segue il servile è intransitivo (“Diventare” è solo intransitivo), si può usare sia “essere” che “avere”. Certo, di base l’ausiliare di “diventare” è “essere” ma entrambe sono corrette (con una piccola preferenza per la frase con “essere”)

    Penso sia giusto.

  6. Melissa scrive:

    “Ce l’ho (lo ho), Ce l’ho (la ho), Ce li ho, Ce le ho”

    …significano generalmente che io possiedo qualcosa. Per esempio se mi chiedono “Hai dei gettoni blu per la sala giochi?” (e io “li ho”), posso rispondere benissimo “Sì, ce li ho” o anche semplicemente “Sì, li ho” o ancora più semplicemente “Sì”. Stessa cosa per “Ce le ho”: “Hai delle pantofole da prestarmi?” (e io “le ho”), posso rispondere benissimo “Sì, ce le ho” o anche semplicemente “Sì, le ho” o ancora più semplicemente “Sì”. Al contrario, con la forma singolare “Ce l’ho (“lo ho” e “la ho”) non possiamo usare tutte le soluzioni; e quindi alla domanda “Hai un pennarello da prestarmi?” posso rispondere “Si, ce l’ho” oppure, anche se meno frequente, “Si ce lo ho” (più frequente nello scritto, ma non nel parlato), ma non “Sì, l’ho” o “Sì, lo ho”; stesso discorso al singolare femminile: “Hai una penna da prestarmi?”, posso rispondere “Si, ce l’ho” oppure, anche se meno frequente, “Si ce la ho” (più frequente nello scritto, ma non nel parlato), ma non “Sì, l’ho” o “Sì, la ho”. Infatti, a riprova di ciò che dico, l’uso di “ci” (“attualizzante” per rafforzare il verbo avere) è obbligatorio con il verbo “avere” e nel significato di “possedere” (in particolare, come ho scritto, nelle risposte che includono i pronomi “LO” e “LA” con l’aggiunta della particella “CI” che davanti ad un’altra particella diventa CE). E in finale, si dice “Lo ho raccolto”  o “L’ho raccolto”? come si legge sulla Treccani, non esiste ambiguità, pertanto si può scegliere liberamente tra lo ho raccolto e l’ho raccolto. E poi si dice “ce l’hanno portate” o “ce le hanno portate?” anche qui entrambe sono corrette (anche se la seconda opzione “ce le hanno portate”, soprattutto nello scritto, è più comune) perché, com’è scritto sulla Treccani, si può inferire, desumere, genere grammaticale e numero del pronome dalla desinenza verbale della forma verbale “portatE”, perciò non ci sono ambiguità. Stesso discorso, suppongo io, è valido al maschile plurale: possiamo scrivere sia “ce li hanno portati” sia “ce l’hanno portati”… e al maschile e femminile singolare: “Ce l’hanno portata” (più comune) e “Ce la hanno portata” (meno comune); e “Ce l’hanno portato” sia “Ce lo hanno portato”.

    Penso sia giusto tutto…