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Ora un esercizio sui possessivi, se avete dubbi o incertezze vi consiglio di leggere l'articolo su questo argomento prima di fare il test.

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Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, come ogni mese è arrivato il momento del test.

Vi proporrò quattro serie di esercizi su quattro argomenti diversi.

Buon test

Prof. Anna

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Cari lettori e lettrici di Intercultura Blog oggi vedremo come si forma il superlativo degli aggettivi, completando così lo studio dei gradi dell'aggettivo qualificativo.

Il grado superlativo indica che la qualità espressa dall'aggettivo è posseduta al grado massimo o in misura molto elevata.

Il superlativo può essere:

⇒relativo: esprime il massimo o il minimo grado di una qualità rispetto ad un insieme di persone o di cose.

Per esempio: la mia macchina è la più veloce di tutte; Claudia è la meno giovane di tutte le sue amiche.

⇒assoluto: esprime il massimo grado di una qualità senza confronto con altri elementi.

 

Per esempio: Luca è magrissimo.

IL SUPERLATIVO RELATIVO

Il superlativo relativo si forma con l'articolo determinativo più il comparativo, o di maggioranza o di minoranza. Indica appunto una qualità che un soggetto possiede nel confronto con altri soggetti.

Osserva la tabella:

 

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale
Il più bello I più belli La più bella Le più belle
 Il meno bello  I meno belli  La meno bella  Le meno belle

 Il secondo termine di paragone è introdotto dalla preposizioni DI: Marta è la più alta di tutti; Natalia è la più brava della classe.

Quando equivale a tutti, il secondo termine di paragone può essere sottinteso: Alex è il più giovane (di tutti).

 IL SUPERLATIVO ASSOLUTO

Il superlativo assoluto degli aggettivi qualificativi non ha un secondo termine di paragone e si forma aggiungendo all'aggettivo il suffisso -ISSIMO, scegliendo la desinenza maschile o femminile, singolare o plurale.

Gli aggettivi che finiscono in CO-CA e in GO-GA aggiungono una H.

Per esempio: lungo ⇒ lunghissimo.

Guarda la tabella:

 

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale
grandissimo grandissimi grandissima grandissime

 

COMPARATIVI E SUPERLATIVI PARTICOLARI

Alcuni aggettivi hanno comparativi e superlativi particolari che di solito convivono con le forme regolari, osserva la seguente tabella.

 

grado positivo comparativo di maggioranza superlativo relativo superlativo assoluto
 buono

 più buono

 migliore

 il più buono

 il migliore

 buonissimo

 ottimo

 cattivo

 più cattivo

 peggiore

 il più cattivo

 il peggiore

 cattivissimo

 pessimo

 grande

 più grande

 maggiore

 il più grande

 il maggiore

 grandissimo

 massimo

 piccolo

 più piccolo

 minore

 il più piccolo

 il minore

 piccolissimo

 minimo

 molto  più  il più

 moltissimo

 il più

 Qualche esempio:

Questo vino è migliore di quello (= questo vino è più buono di quello).

Luca è il maggiore dei suio fratelli (= Luca è il più grande dei suoi fratelli).

ATTENZIONE!

Dal momento che migliore, peggiore, maggiore ecc. sono già comparativi o superlativi, bisogna evitare forme come: più migliore, il più peggiore, ottimissimo ecc..

 

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Buongiorno cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vediamo come si forma e come si usa il comparativo degli aggettivi qualificativi.

Buona lettura.

Prof. Anna

Gli aggettivi qualificativi presentano un grado comparativo che stabilisce un confronto tra due o più termini.

Il grado comparativo può essere:

⇒di maggioranza: Luca è più giovane di Marco.

⇒di minoranza: Marco è meno giovane di Luca.

⇒di ugualianza: Luca è giovane come Natalia.

Osserva la tabella:

COMPARATIVI

di maggioranza PIÙ + aggettivo + DI o CHE + nome
di minoranza MENO + aggettivo + DI o CHE + nome
di ugualianza aggettivo + COME + nome

 Il comparativo di maggioranza si ottiene facendo precedere l'aggettivo dall'avverbio PIÙ, per esempio: più alto.

Il secondo termine di paragone è introdotto da DI quando:

- è costituito da un nome o un pronome non preceduti da una preposizione, per esempio: Lidia è più alta di Natalia (nome); Lidia è più alta di me (pronome).

- è costituito da un avverbio: Lidia è più alta di prima (avverbio).

Il secondo termine di paragone è introdotto da CHE quando:

- è un nome o un pronome preceduto da una preposizione: Amina è più gentile con Marta che con me; Luca è più affezionato a te che a me.

- si paragonano avverbi o verbi: Luca mi piace più ora che prima; mi piace più cucinare che mangiare.

- si mettono a confronto due aggettivi riferiti allo stesso nome: Vadim è più furbo che onesto; Marta è più simpatica che gentile.

Il comparativo di minoranza si forma facendo precedere l'aggettivo dall'avverbio MENO, per esempio: meno alto.

Il secondo termine di paragone è introdotto dalla preposizione DI o da CHE con le stesse regole che valgono per il comparativo di maggioranza: Natalia è meno alta di Silvia; Marta è meno gentile di te; Luca è meno timido ora che prima; Marco è meno gentile con me che con te.

Nel comparativo di ugualianza l'aggettivo non è preceduto da avverbi e il secondo termine di paragone è introdotto da COME o QUANTO: Silvia è alta come Luca; Natalia è magra come me; Silvia è alta quanto Luca; Amina e Giulia sono alte quanto noi.

A volte l'aggettivo può essere preceduto da TANTO se nel secondo termine di paragone si usa QUANTO: Marco è tanto timido quanto Luca; i tuoi compagni sono tanto studiosi quanto i miei.

Oppure l'aggettivo può essere preceduto da COSÌ se nel secondo termine di paragone si usa COME: Marta è così studiosa come Natalia; voi siete così giovani come noi.

 

 

 

 

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 Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo come si usano gli aggettivi possessivi.

Buona lettura a tutti

Gli aggettivi possessivi esprimono un rapporto di possesso, di amicizia o di vicinanza. Indicano a chi appartiene una cosa o chi ha una relazione con una persona.

Osserva la tabella:

Persona Maschile singolare Femminile singolare Maschile plurale Femminile plurale
io mio mia miei mie
tu tuo tua tuoi tue
lui - lei suo sua suoi sue
noi nostro nostra nostri nostre
voi vostro vostra vostri vostre
loro loro loro loro loro

 Come tutti gli aggettivi anche quelli possessivi concordano nel genere (maschile e femminile) e nel numero (plurale e singolare) del nome a cui si riferiscono.

>

Solo alla terza persona plurale l'aggettivo non cambia (loro).

 

Qualche esempio:

Maschile singolare: Il mio libro.

Maschile plurale: I miei libri

Femminile singolare: La mia casa

Femminile plurale: Le mie case

ATTENZIONE!

Per la terza persona singolare non si distingue tra possessore femminile o maschile.

Per esempio: Marco ha studiato molto con Anna a casa sua. In questo caso "casa sua" può essere sia la casa di lui che la casa di lei. Nei casi in cui questo può creare confusione o ambiguità si può usare di + pronome personale: Marco ha studiato molto con Anna a casa di lui (o di lei).

In un colloquio formale useremo la terza persona singolare: Signora Bianchi la Sua casa è molto graziosa.

POSIZIONE DELL'AGGETTIVO POSSESSIVO

L'aggettivo possessivo è collocato prima del nome a cui si riferisce: il mio quaderno; la mia matita.

In alcuni casi però si può trovare dopo il nome:

- in espressioni esclamative o vocative: amore mio! figlio mio!

- in alcune espressioni fisse: è colpa tua; per colpa tua; è merito nostro; per merito nostro; di testa sua (per sua iniziativa); sa il fatto suo ( sa come cavarsela); a casa mia; in cuor mio; da parte mia.

USO DELL'ARTICOLO CON L'AGGETTIVO POSSESSIVO

L'aggettivo possessivo è di solito preceduto dall'articolo: i nostri amici.

Ma attenzione!

-L'articolo non si adopera davanti ai nomi di parentela al singolare, fa eccezione la terza persona plurale:

Tua madre; vostro padre; la loro figlia; il loro figlio.

-Davanti ai nomi di parentela al plurale l'articolo si usa: le mie sorelle; i miei zii.

-Se il nome di parentela è accompagnato da un aggettivo qualificativo o se è usato come diminutivo o vezzeggiativo, bisogna mettere l'articolo:

Il mio amato (aggettivo qualificativo) padre.

La mia sorellina. (diminutivo)

La mia cuginetta. (vezzeggiativo)

 PROPRIO E ALTRUI

- proprio può sostituire suo e loro quando si riferisce al soggetto della frase:

Luca vive solo nel proprio appartamento; Marta è gelosa delle proprie cose; Dana e Samir vengono con la propria macchina; i genitori amano i propri figli.

L'uso di proprio al posto di suo - loro è obbligatorio solo quando nella frase c'è un verbo impersonale: bisogna sempre fare il proprio dovere.

- altrui significa "di un altro"; "di altri" e "degli altri" e indica un possessore indefinito di solito diverso dal soggetto della frase in cui viene usato. È una forma invariabile e viene collocata dopo il nome a cui si riferisce: le cose altrui (le cose degli altri); il denaro altrui (il denaro degli altri) ecc..

 USI PARTICOLARI DEL PRONOME POSSESSIVO

In alcuni casi il pronome possessivo può sottintendere un sostantivo.

In particolare può riferirsi a:

 

- i familiari: abito con i miei (genitori); è molto che non vedo i tuoi (genitori).

- gli amici, i compagni, gli alleati: sono dei vostri (=faccio parte del vostro gruppo); Andrea è dei nostri (= Andrea fa parte del nostro gruppo)

 

 

 

[post_title] => Gli aggettivi possessivi [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => gli-aggettivi-possessivi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:36 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=1063 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 197 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 1013 [post_author] => 3 [post_date] => 2010-04-29 10:08:30 [post_date_gmt] => 2010-04-29 08:08:30 [post_content] => Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vi propongo un dialogo tra un agente immobiliare e una persona che cerca un appartamento, in questo modo potremo scoprire insieme il lessico relativo alla casa e ai suoi ambienti.   Buona lettura! Prof. Anna Vediamo quali sono i principali ambienti della casa: l'ingresso: ambiente che si incontra entrando in un appartamento. il salotto / soggiorno:  il posto dove la famiglia si riunisce per chiacchierare, guardare la televisione e ricevere ospiti. sala da pranzo: la stanza dove si consumano i pasti. cucina: dove si cucina. cucina abitabile: cucina spaziosa dove si può anche mangiare. angolo cottura: in un soggiorno o in un monolocale zona attrezzata per cucinare. bagno: dove sono situati i servizi igienici. ripostiglio: piccola stanza dove si mettono gli oggetti per la pulizia della casa. camera da letto: camera dove si dorme. cantina: locale interrato e fresco dove riporre oggetti di uso non quotidiano, alimenti o vino. garage: spazio privato coperto dove parcheggiare la macchina. terrazza: superficie all'aperto interna all'appartamento ricavata su una parte dell'edificio. cortile: area scoperta, interna a uno o più edifici, serve per illuminare e ventilare gli ambienti interni. Un appartamento può essere: un monolocale: abitazione costituita da un unico locale più il bagno. bilocale: locale composto da due stanze più il bagno. trilocale: appartamento composto da cucina, salotto, camera e bagno. quadrilocale: appartamento composto da cucina, salotto, due camere e bagno. Leggi ora questo dialogo telefonico tra un agente immobiliare e una persona che cerca una casa in affitto. Utilizza il dizionario on-line per scoprire il significato delle parole che non conosci, basta cliccare due volte sulla parola. Agente: Pronto, qui è l'agenzia immobiliare. Signora: Pronto, buongiorno, La chiamo perché sto cercando un appartamento in affitto. Agente: Buongiorno a Lei, che tipo di appartamento cerca? Noi abbiamo monolocali, bilocali e anche appartamenti più spaziosi. Signora: Mi interesserebbe un appartamento spazioso con due camere da letto. Agente: Le posso proporre un appartamento in pieno centro. Signora: In realtà stavo cercando una casa un po' fuori dal centro, in periferia. Agente: Non c'è problema, si è appena liberato un appartamento non lontano dal centro. Signora: Sarebbe perfetto! Agente: È al terzo piano. Signora: C'è l'ascensore? Agente: No, non c'è. Signora: Come è composto questo appartamento? Agente: L'appartamento è composto da un angolo cottura, un salotto, due camere da letto, un bagno e un ripostiglio, è completamente arredato. Signora: Dunque la cucina non è abitabile, veramente cercavo qualcosa di più spazioso, siamo in quattro in famiglia. Agente: Allora ci sarebbe un bell'appartamento a dieci minuti dal centro. Signora: Bene, quante stanze ci sono? Agente: È composto da un ingresso, una cucina abitabile, un ampio soggiorno con una terrazza, due camere da letto e il bagno. L'edificio è completamente ristrutturato, ma le stanze non sono ammobiliate. Signora: Sembra interessante, a che piano è? Agente: Al secondo piano con l'ascensore. Se Le interessa c'è anche la possibilità di avere il garage. Signora: Sì, potrebbe essermi utile. Agente: Cosa ne pensa? Signora: Questo appartamento sembra adatto alle mie esigenze, è proprio quello che stavo cercando! Agente: Molto bene, allora prendiamo un appuntamento così lo può vedere. Signora: Perfetto! [post_title] => La casa [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => la-casa [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:36 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=1013 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 965 [post_author] => 3 [post_date] => 2010-04-22 12:22:25 [post_date_gmt] => 2010-04-22 10:22:25 [post_content] =>

Buongiorno cari lettori e lettrici di Intercultura blog, come state? Oggi parleremo dei verbi modali, come si coniugano e quando si usano.

Buona lettura!

Prof. Anna

I verbi potere, dovere e volere sono considerati verbi modali o servili perchè servono all'infinito che di solito li segue aggiungendo un'idea di possibilità, volontà, obbligo o necessità. Anche il verbo sapere quando esprime una capacità ha valore di verbo modale. Questi verbi hanno la caratteristica di essere seguiti da un verbo all'infinito.

Possono essere usati autonomamente, per esempio: voglio un gelato;non ne posso più; mi devi un favore.

Oppure possono precisare il significato del verbo che li segue all'infinito.

 POTERE

Vediamo come si coniuga il presente indicativo di potere:

io posso
tu puoi
lui / lei può
noi possiamo
voi potete
loro possono

 Il verbo potere indica un'idea di possibilità ed è seguito da un verbo all'infinito:

Possiamo mangiare fuori stasera. ⇒ con questa frase indico la possibilità di mangiare fuori stasera.

 

Molto frequente è l'uso del verbo potere nelle frasi interrogative:

- Puoi venire al cinema stasera?

- No, non posso venire (ma anche solo: no, non posso)⇒si esprime l'idea dell'impossibilità di andare al cinema, non perchè non lo si vuole, ma perchè non si può.

Si può usare per chiedere qualcosa in modo gentile:

- Posso avere un bicchiere d'acqua per favore?

- Puoi aiutarmi ad apparecchiare?

Possiamo usare potere quando vogliamo chiedere il permesso:

- Posso usare la tua macchina stasera?

- Posso offrirLe qualcosa da bere?

 VOLERE

Vediamo la coniugazione del presente indicativo:

io voglio
tu vuoi
lui / lei vuole
noi vogliamo
voi volete
loro vogliono

 Il verbo volere può essere usato autonomamente: voglio un caffè; volete un caffè?.

Oppure può essere seguito da un verbo all'infinito esprimendo un'idea di volontà.

Si può usare per esprimere un desiderio:

Voglio andare in vacanza!

Vogliamo vivere su un'isola.

Oppure in frasi negative:

Non vogliamo discutere con te.

Non voglio vederti mai più!

In frasi interrogative si può usare per fare una richiesta:

Ragazzi, stasera volete andare a mangiare una pizza?

Vuoi bere un po' di vino?

Vediamo la differenza tra potere e volere:

Vuoi venire con noi in biblioteca oggi pomeriggio? ⇒in questa frase si chiede se c'è la volontà, il desiderio di andare in biblioteca.

Puoi venire in biblioteca oggi pomeriggio? ⇒ in questa frase si chiede se c'è la possibilità di andare in biblioteca.

DOVERE

Ecco il presente indicativo:

io devo
tu devi
lui / lei deve
noi dobbiamo
voi dovete
loro devono

 Il verbo dovere si può usare in modo autonomo con il significato di essere debitore, dovere restituire:

Ti devo un caffè! ⇒ ti sono debitore di un caffè.

Luca mi deve dei soldi. ⇒Luca mi deve restituire dei soldi.

Può essere seguito da un verbo all'infinito e esprime una necessità:

Dobbiamo andare dal dottore.

Devo fare la spesa.

Può esprimere un obbligo:

Devi rispettare le leggi.

Non dovete bere alcolici quando guidate.

Il verbo dovere si può usare per dare consigli o suggerimenti:

Se vuoi dimagrire devi fare esercizio fisico.

Se ti piacciono le commedie devi assolutamente vedere questo film.

SAPERE

Anche il verbo sapere può avere un valore modale nel significato di "essere capace di".

io so
tu
sai
lui / lei sa
noi sappiamo
voi sapete
loro sanno

 Il verbo sapere può essere usato in modo autonomo con il significato di conoscere: so l'italiano molto bene; sapete l'ora?.

Seguito da infinito assume il significato di "essere capace di":

Marta e Fatima sanno cucinare molto bene. ⇒Marta e Fatima sono capaci di cucinare molto bene.

Marco non sa nuotare. ⇒Marco non è capace di nuotare.

- Sapete fare questo esercizio?siete capaci di fare questo esercizio?

 

- No, non lo sappiamo fare.no, non siamo capaci. 

[post_title] => I verbi modali [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => i-verbi-modali [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:36 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:36 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=965 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 191 [filter] => raw ) [7] => WP_Post Object ( [ID] => 911 [post_author] => 3 [post_date] => 2010-04-15 13:04:43 [post_date_gmt] => 2010-04-15 11:04:43 [post_content] =>

 Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo come si coniugano e come si usano due dei verbi irregolari più frequenti in italiano: stare e dare.

 

Buona lettura!

Prof. Anna

VERBO STARE

Il verbo stare è un verbo irregolare. Nella seguente tabella vengono riportate le forme del presente indicativo:

 

 

io sto
tu stai
lui, lei sta
noi stiamo
voi
state
loro stanno

 Il verbo stare viene spesso usato al posto del verbo essere:

- in frasi che esprimono il comportamento o il trovarsi in una determinata posizione, per esempio: stare in piedi; stare sdraiato; stare fermo; stare zitto; stare attento.

- per esprimere lo stato d'animo o le condizioni di salute di una persona.

Qualche esempio: stare in ansia; stare sulle spine (essere in agitazione); stare bene; stare male; stare comodo - scomodo; stare tranquillo; stare sulla difensiva (assumere un atteggiamento di difesa); stare sulle sue (essere molto riservato).

-  in frasi che contengono un'esortazione: sta' seduto!; state zitti!.

- nel senso di "trovarsi in un determinato posto", per esempio: le calze stanno nell'armadio.

In questo caso esiste una differenza di significato tra l'uso del verbo essere e l'uso del verbo stare. Vediamo questi due esempi:

1- Le forchette sono nel primo cassetto vicino al lavello.

In questo caso indico dove le forchette sono ora, non necessariamente di solito.

2- Le forchette stanno nel primo cassetto vicino al lavello.

L'uso del verbo stare in questa frase indica dove le forchette solitamente sono riposte.

 Per cui il verbo essere esprime la collocazione in un dato momento, mentre il verbo stare esprime la collocazione abituale.

- se ci si riferisce a persone il verbo stare ha generalmente il senso di "risiedere", "soggiornare". Anche in questo caso c'è una sfumatura diversa rispetto al verbo essere:

1- Sono in albergo.

In questa frase si esprime dove sono in un determinato momento.

2- Sto in albergo.

In questo caso si esprime la permanenza nel luogo di cui si parla.

- in alcuni casi il verbo stare può avere il significato di rimanere:

1- Stasera stiamo a casa = stasera rimaniamo a casa.

2- Stasera siamo a casa = questa frase indica che in quel determinato momento (stasera) siamo in un determinato luogo (a casa), per questo usiamo il verbo essere.

Vediamo ora alcune costruzioni particolari del verbo stare.

STARE PER + INFINITO

Usiamo questa costruzione quando vogliamo parlare di un'azione imminente, che è in preparazione:

stare + per + infinito

Qualche esempio: sto per uscire; stiamo per mangiare; il treno sta per partire; Luca sta per arrivare.

STARE + GERUNDIO

Quando parliamo di un'azione che è in corso di svolgimento, possiamo usare il verbo stare + gerundio.

Per esempio: io e Marco stiamo studiando matematica; in questi giorni sto lavorando molto; ora sto mangiando, ti richiamo più tardi.

 VERBO DARE

Anche il verbo dare si coniuga in maniera irregolare, osserva la seguente tabella:

io do
tu dai
lui, lei
noi diamo
voi date
loro danno

 ATTENZIONE!

La terza persona singolare è accentata (dà) per differenziarsi dalla preposizione semplice (da).

Esistono alcune espressioni idiomatiche con il verbo dare:

1- darsi delle arie = vantarsi.

2- dare carta bianca a qualcuno = concedere a qualcuno piena autonomia per un lavoro o un progetto.

3- dare luogo a qualcosa = essere causa di qualcosa.

- spesso, quando il verbo dare precede un sostantivo, prende il significato del verbo relativo al sostantivo stesso, per esempio:

 dare consigli = consigliare; dare spiegazioni = spiegare; dare una punizione = punire; dare fuoco = incendiare; dare inizio = iniziare; dare una mano = aiutare

- seguito dalle preposizioni forma espressioni particolari:

dare a intendere; dare a bere = fare credere qualcosa a qualcuno.

dare per scontato = dichiarare scontato

dare in omaggio = regalare

dare da pensare = procurare pensieri

dare ai nervi - dare sui nervi = innervosire

dare alla testa = stordire

dare nell'occhio = attirare l'attenzione

dare contro qualcuno = contraddire qualcuno; attaccare qualcuno

darci dentro = mettercela tutta; non arrendersi

- Esistono delle espressioni con il vebo dare alla forma riflessiva:

darsi a qualcosa = dedicarsi a qualcosa

darsi per vinto = arrendersi

darsi del tu, del Lei = rivolgersi a qualcuno in modo informale o formale

darsele = picchiarsi

darsela a gambe = scappare 

 

 

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Ora l'ultimo esercizio della serie Test 4 sui pronomi diretti e indiretti.

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Ecco un esercizio sui pronomi diretti e indiretti.

Quando lo hai finito vai al prossimo articolo Test 4, troverai un altro esercizio!

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Ora un esercizio sui possessivi, se avete dubbi o incertezze vi consiglio di leggere l'articolo su questo argomento prima di fare il test.

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