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[post_content] => Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, continuiamo il nostro studio del modo congiuntivo. Oggi prenderemo in esame il tempo imperfetto del congiuntivo.
Buona lettura!
Prof. Anna
CONIUGAZIONE DEL CONGIUNTIVO IMPERFETTO
cantare |
vedere |
che io cantassi |
che io vedessi |
che tu cantassi |
che tu vedessi |
che lui, lei cantasse |
che lui, lei vedesse |
che noi cantassimo |
che noi vedessimo |
che voi cantaste |
che voi vedeste |
che loro cantassero |
che loro vedessero |
sentire |
finire |
che io sentissi |
che io finissi |
che tu sentissi |
che tu finissi |
che lui, lei sentisse |
che lui, lei finisse |
che noi sentissimo |
che noi finissimo |
che voi sentiste |
che voi finiste |
che loro sentissero |
che loro finissero |
essere |
avere |
che io fossi |
che io avessi |
che tu fossi |
che tu avessi |
che lui, lei fosse |
che lui, lei avesse |
che noi fossimo |
che noi avessimo |
che voi foste |
che voi aveste |
che loro fossero |
che loro avessero |
La prima e la seconda persona singolare sono uguali, per farsi capire è meglio scrivere il soggetto.
Per esempio nella frase: "Marco si chiedeva perché non potessi venire", non si capisce se si intende "tu" o "io", quindi è necessario scrivere "Mario si chiedeva perché tu non potessi venire".
USO DEL CONGIUNTIVO IMPERFETTO
Il tempo imperfetto del congiuntivo si usa per esprimere contemporaneità rispetto al verbo principale, se il verbo della frase principale è all'indicativo passato prossimo o imperfetto, oppure se si ha un verbo che esprime desiderio o volontà al condizionale presente o passato.
Alcuni esempi:
- se il verbo della frase principale è all'indicativo passato prossimo:
• ho desiderato (ieri) che tu ieri sera venissi → contemporaneità;
- se il verbo della principale è all'indicativo imperfetto:
• desideravo (ieri) che tu ieri venissi → contemporaneità;
- se il verbo della frase principale è al condizionale presente:
• vorrei (oggi) che tu oggi venissi → contemporaneità;
• vorrei (oggi) che tu domani venissi → posteriorità;
- se il verbo della principale è al condizionale passato:
• avrei voluto (ieri) che tu ieri venissi → contemporaneità;
• avrei voluto (ieri) che tu oggi venissi → posteriorità.
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Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi parleremo di come è organizzato lo Stato italiano. Essere cittadini italiani significa godere di tutti i diritti che lo Stato garantisce, ma anche rispettare tutti i doveri che impone: per esempio un cittadino ha il diritto di votare, ma ha il dovere di rispettare le leggi. Credo quindi che sia importante, almeno a grandi linee, conoscere i principali organi di governo nazionale e come funzionano.
Buona lettura!
Prof. Anna
Vediamo insieme quali sono e come funzionano i principali organi di governo italiani.
IL PARLAMENTO
Il parlamento è l'organo più importante dello Stato italiano. È l'assemblea dei rappresentanti che i cittadini hanno scelto con il loro voto. Il parlamento è composto da due assemblee, dette Camere: la Camera dei deputati e il Senato. La Camera dei deputati ha sede nel palazzo di Montecitorio, il Senato a Palazzo Madama. Ciascuna Camera ha un presidente.
Le funzioni più importanti del parlamento sono il potere legislativo, cioè la facoltà di approvare le leggi, e il controllo sul governo.
Il parlamento è eletto direttamente dal popolo tramite le elezioni politiche e resta in carica cinque anni, a meno di crisi politiche seguite da elezioni anticipate. Questo periodo si chiama legislatura.
IL GOVERNO
Il governo è composto dal presidente del consiglio e dai ministri. Il presidente del consiglio, chiamato anche capo del governo o premier, coordina l'attività dei ministri e indirizza la politica del governo. La presidenza del consiglio ha sede a Roma a Palazzo Chigi. Il governo esercita il potere esecutivo, ossia quello di mettere in atto le leggi approvate dal parlamento. I ministri si occupano di settori specifici: sanità, istruzione, affari esteri e interni, giustizia, finanze e così via. I ministeri hanno sede a Roma: per esempio il Ministero degli affari esteri si trova al Palazzo della Farnesina.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Il Presidente della repubblica è il capo dello stato ed è eletto dal parlamento. Resta in carica sette anni e rappresenta l'unità nazionale. Egli, per tutto il periodo in cui resta in carica, risiede al Palazzo del Quirinale.
LA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte costituzionale è composta da quindici giudici nominati dal Presidente della repubblica, dal parlamento e dalla magistratura; ha il compito di verificare che le leggi dello stato non siano in contrasto con la Costituzione.
ENTI AUTONOMI TERRITORIALI
La repubblica italiana è formata da comuni, province e regioni. Questi organismi locali hanno una certa autonomia di decisione e di amministrazione, ma devono sempre rispettare le leggi dello stato, come prevede la Costituzione. Gli amministratori locali sono eletti dai cittadini di quella zona.
Negli organismi locali,
il consiglio ha la funzione del parlamento, mentre la
giunta è equivalente al governo. A capo della giunta, nei comuni c'è il
sindaco, che lavora nel
municipio. Province e regioni sono governate da un
presidente. In Italia ci sono venti regioni, più di cento province e oltre otto mila comuni.
Il COMUNE
Il comune è l'ente amministrativo più piccolo e quindi più vicino alla vita quotidiana dei cittadini. I servizi forniti da un comune variano a seconda della dimensione: in Italia ci sono comuni con più di un milione di abitanti e comuni con meno di cento residenti. Il comune fornisce ai cittadini i servizi sociali, gestisce le scuole dell'infanzia, decide sulla viabilità cittadina e sui trasporti pubblici urbani. Inoltre rilascia le licenze edilizie e riceve le tasse sulle case, cioè l'ICI (imposta comunale sugli immobili). Il comune si occupa anche di lavoro, turismo, sicurezza, ambiente, cultura e sport. Al comune un cittadino può richiedere documenti anagrafici.
Testo tratto da: A. Ferrari, C. Medaglia,
"Il bel paese" Corso di civiltà italiana, Zanichelli 2011.
Ora prova a rispondere alle seguenti domande:
1- Chi elegge il parlamento?
2- Cosa si intende per "legislatura"?
3- Cos'è il potere legislativo?
4- Quale potere esercita il governo?
5- Qual è la sede del governo?
6- Di che cosa si occupano i ministri?
7- Quanto dura la carica del Presidente della repubblica?
8- Qual è la funzione della Corte costituzionale?
9- Quali sono gli enti autonomi territoriali?
10- Chi è a capo della giunta comunale?
Se volete, inviatemi le vostre risposte come commento e io le correggerò.
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Ripassiamo ora il congiuntivo passato.
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Di seguito un esercizio sulla trasformazione del discorso diretto in discorso indiretto.
In bocca al lupo!
Prof. Anna
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Ripassiamo con questo esercizio l'uso del congiuntivo nelle frasi dipendenti.
Buon test!
Prof. Anna
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Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, è ora di ripassare gli argomenti da noi trattati nelle ultime settimane, usate dunque questi test come strumenti di autovalutazione, e ,se non vi sentite sicuri, andate a rileggere l'articolo relativo all'argomento del test.
Cominciamo con un esercizio per ripassare il condizionale passato.
Buon test!
Prof. Anna
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Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, andiamo avanti con lo studio del modo congiuntivo, studiando come si coniuga e come si usa il congiuntivo passato.
Buona lettura!
Prof. Anna
FORMAZIONE E CONIUGAZIONE DEL CONGIUNTIVO PASSATO
Il congiuntivo passato è formato dall'ausiliare ESSERE o AVERE al modo congiuntivo + il participio passato del verbo:
Ausiliare ESSERE al congiuntivo presente |
Participio passato del verbo |
Ausiliare AVERE al congiuntivo presente |
Participio passato del verbo |
che io sia |
stato - a |
che io abbia |
avuto |
che tu sia |
andato - a |
che tu abbia |
sognato |
che lui, lei sia |
partito - a |
che lui, lei abbia |
visto |
che noi siamo |
venuti - e |
che noi abbiamo |
bevuto |
che voi siate |
usciti - e |
che voi abbiate |
letto |
che loro siano |
arrivati - e |
che loro abbiano |
scritto |
USO DEL CONGIUNTIVO PASSATO NELLA FRASE SECONDARIA
L'uso del congiuntivo passato è vincolato dal tempo della frase principale e dal rapporto di tempo che intercorre tra la principale e la subordinata.
Il tempo passato del congiuntivo si usa per esprimere anteriorità rispetto al verbo principale che è al tempo presente dell'indicativo, cioè per esprimere un'azione avvenuta prima rispetto a quella espressa nella frase principale:
credo (oggi → indicativo presente) che tu sia stato (ieri →congiuntivo passato) bravo.
⇒ Il congiuntivo passato si usa per esprimere anteriorità rispetto al momento presente indicato nella principale nelle frasi secondarie introdotte dal presente indicativo dei verbi che vogliono il congiuntivo:
• credo che lo spettacolo sia stato molto divertente;
• spero che tu sia andato a fare la spesa;
• pensate che a Roma ieri sia piovuto?
⇒ Il congiuntivo passato viene anche usato nelle frasi secondarie introdotte da congiunzioni come senza che, prima che, nonostante, malgrado, a meno che, a condizione che con il valore di passato:
• Mario è partito senza che tu lo abbia salutato.
• Nonostante tu abbia studiato molto, hai paura dell'esame di domani.
• Ti consiglio di leggere questo libro, a meno che tu non l'abbia già fatto.
• Mia sorella può uscire con te a condizione che abbia finito i compiti per domani.
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Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo cosa si intende per discorso diretto e per discorso indiretto e quali sono le regole per passare dall'uno all'altro.
Buona lettura!
Prof. Anna
Per riferire i pensieri o parole di qualcuno usiamo il discorso diretto, cosiddetto perché riporta direttamente le parole pronunciate, il discorso indiretto, con il quale le stesse parole vengono invece riferite per mezzo di una proposizione subordinata dipendente da verbi come dire, riferire, esclamare, ecc.
• Discorso diretto: Marta dice a Fatima: "Sei molto simpatica"; mia madre mi chiede sempre: "Stai bene?".
• Discorso indiretto: Marta dice a Fatima che è molto simpatica; mia madre mi chiede sempre se sto bene.
Come si vede negli esempi, nel primo caso vengono riportate tra virgolette le esatte parole pronunciate (o pensate), nel secondo caso la frase viene trasformata in una subordinata retta dal verbo dire o da un altro verbo dichiarativo o interrogativo (pensare, domandare, chiedere, rispondere ecc.). Se la frase è affermati va<, nel discorso indiretto si trasforma in un'oggettiva, se è interrogativa si trasforma in un'interrogativa indiretta:
- Marco dice: "Vado a scuola a piedi" → Marco dice che va a scuola a piedi (oggettiva introdotta da che).
- Fatima mi chiede sempre: "Marco è un bravo ragazzo?" → Fatima mi chiede sempre se Marco è un bravo ragazzo (interrogativa indiretta introdotta da se).
DAL DISCORSO DIRETTO AL DISCORSO INDIRETTO
Nel passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto sono necessari alcuni cambiamenti:
• scompaiono i due punti e le virgolette;
• quando il verbo della reggente è al presente o al futuro non si ha alcun cambiamento nei tempi passando dal discorso diretto al discorso indiretto:
Marta dice: "Me ne vado" → Marta dice che se ne va;
Marta dice: "Me ne andai" → Marta dice che se ne andò;
Marta dice: "Me ne andrò" → Marta dice che se ne andrà;
Marta dirà: "Me ne vado" → Marta dirà che se ne va.
• quando il verbo della reggente è al passato, la trasformazione del discorso diretto in discorso indiretto comporta un cambiamento nel verbo della proposizione dipendente:
- se il verbo della dipendente è al presente⇒ il presente diventa imperfetto:
Luca disse (verbo della reggente al passato): "Ho fame" (verbo della dipendente al presente)→ Paolo disse che aveva fame (verbo della dipendente all'imperfetto);
- se il verbo della dipendente è al futuro⇒ il futuro diventa condizionale passato:
Luca disse: "Tra una settima partirò" → Luca disse che tra una settimana sarebbe partito;
- se il verbo della dipendente è al passato ⇒ il passato diventa trapassato:
Luca disse: "Sono andato al cinema" → Luca disse che era andato al cinema.
• i pronomi personali e possessivi di prima e seconda persona diventano di terza persona;
• le forme verbali di prima e seconda persona diventano di terza persona:
Laura dice a Marta: "Io vorrei una giacca come la tua" → Laura dice a Marta che lei vorrebbe una giacca come la sua.
Altri cambiamenti possono essere necessari nei dimostrativi e in altre espressioni che collocano le frasi nello spazio e nel tempo, per esempio:
• questo diventa → quello;
• qui diventa → lì;
• ora diventa → allora;
• oggi diventa → quel giorno;
• ieri diventa → il giorno prima;
• domani diventa → il giorno dopo.
Laura disse: "Domani voglio leggere questo libro" → Laura disse che il giorno dopo voleva leggere quel libro.
La trasformazione degli indicatori temporali (ora, oggi, ieri ecc.) non è necessaria quando la frase è al presente:
Laura dice "Ora voglio leggere questo libro" → Laura dice che ora vuole leggere quel libro.
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Caro lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi approfondiremo la nostra conoscenza del congiuntivo, facendo particolare attenzione agli usi di questo modo verbale nelle frasi dipendenti.
Buona lettura!
Prof. Anna
Sappiamo che il modo congiuntivo presenta l'azione espressa dal verbo come incerta, ipotizzabile, desiderata, dubbia o soggettiva e abbiamo già visto come venga usato nelle frasi dipendenti dopo certi tipi di verbi, per esempio i verbi che esprimono un sentimento, un dubbio, una volontà, un'opinione, ecc.
Oggi vedremo in quali tipi di proposizioni dipendenti bisogna usare il congiuntivo.
Il congiuntivo è obbligatorio nelle proposizioni:
• FINALI → introdotte da affinché, perché: ti dico questo affinché tu capisca bene la situazione;
• ESCLUSIVE → introdotte da senza che: voglio dire quello che penso senza che tu ti offenda;
Inoltre il congiuntivo è usato, talvolta in concorrenza con l'indicativo, in molti altri tipi di frasi dipendenti:
• IPOTETICHE → introdotte da nel caso che, caso mai, qualora: ti lascio la cena in caldo qualora ti venga fame;
• CONSECUTIVE → introdotte da in modo che, cosicché, in maniera tale che: gli ho spiegato bene l'uso del congiuntivo in modo che possa parlare italiano correttamente;
• COMPARATIVE → il congiuntivo si usa nella frase dipendente che indica il secondo termine di paragone: è più semplice di quanto tu creda;
• CONCESSIVE → ovvero nelle frasi introdotte da: benché, malgrado, nonostante, sebbene: nonostante io vada sempre in palestra, non mi sento per niente in forma;
• CAUSALI → introdotte da non perché: vado via non perché sia stanco, ma perché mi sto annoiando; Luca non mangia non perché non abbia fame, ma perché non gli piace la cucina cinese;
• TEMPORALI → introdotte da prima che: facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi;
• ECCETTUATIVE → introdotte da a meno che, tranne che: possiamo cenare al ristorante a meno che tu non abbia voglia cucinare qualcosa a casa;
• LIMITATIVE → introdotte da per quel che, per quanto: per quanto ne sappia, Marta è sempre stata una ragazza onesta;
• PROPOSIZIONI A VALORE RESTRITTIVO → introdotte da purché, a patto che, a condizione che: stasera verrò alla festa purché tu mi riaccompagni a casa;
• RELATIVE → nella subordinata relativa il congiuntivo indica una limitazione o un requisito: cerco qualcuno che si intenda di moda; Marco è l'unico che possa aggiustarmi la macchina;
• DICHIARATIVE → precisano il significato di un elemento contenuto nella frase principale: penso questo: che tu sia stato poco gentile.
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Ecco un esercizio per ripassare i pronomi indefiniti.
Prof. Anna
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Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, continuiamo il nostro studio del modo congiuntivo. Oggi prenderemo in esame il tempo imperfetto del congiuntivo.
Buona lettura!
Prof. Anna
CONIUGAZIONE DEL CONGIUNTIVO IMPERFETTO
cantare |
vedere |
che io cantassi |
che io vedessi |
che tu cantassi |
che tu vedessi |
che lui, lei cantasse |
che lui, lei vedesse |
che noi cantassimo |
che noi vedessimo |
che voi cantaste |
che voi vedeste |
che loro cantassero |
che loro vedessero |
sentire |
finire |
che io sentissi |
che io finissi |
che tu sentissi |
che tu finissi |
che lui, lei sentisse |
che lui, lei finisse |
che noi sentissimo |
che noi finissimo |
che voi sentiste |
che voi finiste |
che loro sentissero |
che loro finissero |
essere |
avere |
che io fossi |
che io avessi |
che tu fossi |
che tu avessi |
che lui, lei fosse |
che lui, lei avesse |
che noi fossimo |
che noi avessimo |
che voi foste |
che voi aveste |
che loro fossero |
che loro avessero |
La prima e la seconda persona singolare sono uguali, per farsi capire è meglio scrivere il soggetto.
Per esempio nella frase: "Marco si chiedeva perché non potessi venire", non si capisce se si intende "tu" o "io", quindi è necessario scrivere "Mario si chiedeva perché tu non potessi venire".
USO DEL CONGIUNTIVO IMPERFETTO
Il tempo imperfetto del congiuntivo si usa per esprimere contemporaneità rispetto al verbo principale, se il verbo della frase principale è all'indicativo passato prossimo o imperfetto, oppure se si ha un verbo che esprime desiderio o volontà al condizionale presente o passato.
Alcuni esempi:
- se il verbo della frase principale è all'indicativo passato prossimo:
• ho desiderato (ieri) che tu ieri sera venissi → contemporaneità;
- se il verbo della principale è all'indicativo imperfetto:
• desideravo (ieri) che tu ieri venissi → contemporaneità;
- se il verbo della frase principale è al condizionale presente:
• vorrei (oggi) che tu oggi venissi → contemporaneità;
• vorrei (oggi) che tu domani venissi → posteriorità;
- se il verbo della principale è al condizionale passato:
• avrei voluto (ieri) che tu ieri venissi → contemporaneità;
• avrei voluto (ieri) che tu oggi venissi → posteriorità.
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