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                    [post_content] => Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, è arrivato il momento di ripassare gli argomenti trattati in questo ultimo periodo.

Nel seguente esercizio provate a coniugare il verbo tra parentesi al congiuntivo imperfetto.

Buon test 

Prof. Anna
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Buona lettura!

Prof. Anna

La concordanza dei tempi è un insieme di regole che stabiliscono l'uso dei tempi e dei modi della frase principale e della subordinata. Per capire queste regole bisogna prima di tutto chiarire i concetti di anteriorità, contemporaneità e posteriorità. Per anteriorità si intende che la frase subordinata è anteriore (precedente) rispetto alla principale; per contemporaneità si intende che la frase subordinata è contemporanea alla principale e per posteriorità si intende che la frase subordinata è posteriore alla principale; quindi la concordanza dei tempi descrive il rapporto temporale tra principale e subordinata.


Oggi studieremo la concordanza dei tempi quando nella frase subordinata c'è il modo indicativo, infatti, come sapete, quando il verbo della principale esprime certezza o realtà, la frase subordinata ha il verbo all'indicativo, a parte il condizionale passato per la posteriorità, come vedremo in seguito.

FRASE PRINCIPALE AL PRESENTE

 
FRASE PRINCIPALE FRASE SUBORDINATA RAPPORTO TEMPORALE
Maria sa che ieri sei stato - eri a scuola (passato prossimo - imperfetto) anteriorità
Maria sa che adesso sei a scuola (presente) contemporaneità
Maria sa che domani sarai a scuola (futuro) posteriorità
• il rapporto di posteriorità può essere espresso anche con il presente indicativo nella subordinata al posto del futuro (Maria sa che domani sono a scuola); • il rapporto di anteriorità può essere espresso anche con il passato remoto (Maria sa che andai via di corsa); FRASE PRINCIPALE AL PASSATO  
FRASE PRINCIPALE FRASE SUBORDINATA RAPPORTO TEMPORALE
Maria sapeva  Maria ha saputo (imperfetto passato prossimo) il giorno prima eri stato a scuola (trapassato prossimo) anteriorità
Maria sapeva che Maria ha saputo che quel giorno eri a scuola (imperfetto) contemporaneità
Maria sapeva che Maria ha saputo che il giorno dopo saresti stato a scuola (condizionale passato) posteriorità
• il tempo verbale della frase principale al passato può anche essere il passato remoto (Maria seppe che il giorno prima eri sato a scuola).   [post_title] => La concordanza dei tempi con l'indicativo [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => concordanza-dei-tempi-con-lindicativo [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:27 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:27 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=3219 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 132 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 3194 [post_author] => 3 [post_date] => 2012-01-12 11:09:32 [post_date_gmt] => 2012-01-12 09:09:32 [post_content] => Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, spero che abbiate passato delle buone feste e auguro nuovamente a tutti voi un buon 2012. È sempre un po' difficile ricominciare a lavorare o a studiare dopo le vacanze, per questo oggi vi propongo un argomento "leggero" ma non per questo meno importante; come tutti sapete ogni lingua possiede delle espressioni idiomatiche, conoscerle è molto importante perché vengono usate molto frequentemente nella lingua parlata di tutti i giorni.     Vediamo ora insieme alcune di queste espressioni e il loro significato: di palo in frasca: si usa con il verbo "saltare", quindi "saltare di palo in frasca", viene definito in questo modo il comportamento di chi, parlando, passa da un argomento all'altro senza un nesso logico: è difficile seguirlo quando parla, salta continuamente di palo in frasca; a terra: "essere a terra" o "sentirsi a terra" significa non essere in forma dal punto di vista fisico o emotivo, sentirsi un po' depressi: "ho discusso tutta la notte con il mio ragazzo e oggi mi sento a terra"; di ferro: "avere un volontà di ferro" significa "avere una volontà molto forte": quei ragazzi hanno una volontà di ferro, si allenano tutti i giorni, "avere una salute di ferro" significa "avere un'ottima salute": Paolo non si ammala mai, ha proprio una salute di ferro; alla carlona: "fare le cose alla carlona" significa "fare le cose senza cura, in maniera trascurata": quella ragazza fa le cose alla carlona: non si impegna ed è sciatta e disordinata; a dirotto: si riferisce alla pioggia o al pianto, che cade in maniera molto abbondante e in modo continuo e irrefrenabile, per cui "piovere a dirotto": "è da questa mattina che piove a dirotto", o "piangere a dirotto": "Maria ha cominciato a piangere a dirotto quando ha saputo dell'incidente"; al volo: significa "subito, all'istante, velocemente", per esempio "capire al volo": "Laura è una ragazza sveglia, ha capito al volo che cosa doveva fare"; a vanvera: "parlare a vanvera" o "fare le cose a vanvera" significa sostenere un discorso o fare qualcosa senza senso, senza fondamento, a caso: non devi parlare a vanvera, prova a riflettere prima di aprire bocca!   a menadito: "conoscere, sapere qualcosa a menadito" significa "conoscere qualcosa benissimo, perfettamente": "per domani devo sapere questa poesia a menadito"; in voga: "qualcosa o qualcuno è in voga" significa che ha successo, è popolare, è di moda: "questo è l'attore più in voga del momento"; in un baleno: significa "in un attimo": "finisco di prepararmi in un baleno". [post_title] => Espressioni idiomatiche introdotte da preposizioni 2 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => espressioni-idiomatiche-introdotte-da-preposizioni-2 [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:27 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:27 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=3194 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 15 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 3112 [post_author] => 3 [post_date] => 2011-12-15 17:48:21 [post_date_gmt] => 2011-12-15 15:48:21 [post_content] => Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo un nuovo tempo verbale composto: il trapassato remoto, vediamo insieme come si coniuga e quando si usa. Buona lettura! Prof. Anna CONIUGAZIONE DEL TRAPASSATO REMOTO Il trapassato remoto si forma con: il passato remoto degli ausiliari essere o avere + il participio passato del verbo.   Osserva la seguente tabella:  
pensare credere partire
io ebbi pensato io ebbi creduto io fui partito-a
tu avesti pensato tu avesti creduto tu fosti partito-a
lui-lei ebbe pensato lui-lei ebbe creduto lui-lei fu partito-a
noi avemmo pensato noi avemmo creduto noi fummo partiti-e
voi aveste pensato voi aveste creduto voi foste partiti-e
loro ebbero pensato loro ebbero creduto loro furono partiti-e
Trapassato remoto di essere e avere:  
essere avere
io fui stato-a io ebbi avuto
tu fosti stato-a tu avesti avuto
lui-lei fu stato-a lui-lei ebbe avuto
noi fummo stati-e noi avemmo avuto
voi foste stati-e voi aveste avuto
loro furono stati-e loro ebbero avuto
  USO DEL TRAPASSATO REMOTO Il trapassato remoto è un tempo verbale che indica fatti collocati in un tempo passato, anteriore a quello indicato dal passato prossimo. Diversamente dall'uso che se ne faceva in passato, oggi questa forma viene usata solo nelle proposizioni subordinate, è comunque poco frequente nella lingua parlata, ma viene usata nella lingua scritta di stile particolarmente elevato come il testo letterario.   Le condizioni per poter usare il trapassato remoto sono: - il verbo della frase principale deve essere al passato remoto: • dopo che Marco fu uscito di casa, cominciò a piovere; - la frase deve avere una funzione temporale, deve quindi essere introdotta da espressioni come quando, dopo che, non appena, finché, solo dopo: quando i ragazzi furono andati via, andai a dormire; dopo che ebbi saputo la notizia, le telefonai; non appena ebbero finito di mangiare, si alzarono da tavola; • continuò a parlare finché tutti furono usciti dalla stanza; solo dopo che ebbe visto l'appartamento, decise di comprarlo. 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Prof. Anna L'ASSISTENZA SANITARIA IN ITALIA In Italia i cittadini stranieri hanno diritto alle cure mediche come i cittadini italiani. Prima però devono avere la tessera sanitaria ed essere iscritti al Servizio sanitario nazionale (S.S.N.), in questo modo: • andare all'anagrafe sanitaria delle A.S.L. della zona in cui si abita; • portare una copia del permesso di soggiorno, del codice fiscale e il certificato di residenza o un'autocertificazione. Sulla tessera sanitaria ci sono scritti il co dice fiscale, il cognome e nome della persona, il luogo e la data di nascita e la data di scadenza della tessera.   Leggete il seguente dialogo: Luca: Buongiorno, per prenotare una visita devo andare al CUP o all'anagrafe sanitaria? Usciere: Buongiorno, per prenotare una visita deve andare al CUP, centro unico di prenotazione. All'anagrafe sanitaria si va per la tessera sanitaria o per scegliere il  medico di famiglia. Luca: Va bene, allora prendo il biglietto per la fila del CUP? Usciere: Prego. Luca: Buongiorno, devo prenotare una visita. Impiegata: Buongiorno, mi può dare la richiesta del medico, per favore. Dove preferisce andare, in ospedale o qui alla A.S.L.? Luca: Preferisco qui, se è possibile nel pomeriggio, perché la mattina lavoro. Impiegata: Il pomeriggio i dottori non visitano. Luca: Va bene, allora di mattina. Impiegata: Può andare bene venerdì prossimo alle dodici e trenta? Luca: Perfetto, dov'è l'ambulatorio del medico? Impiegata: Ora stampo la richiesta, è tutto scritto sul foglio, dov'è l' ambulatorio e l'ora della visita. Luca: Quando pago il ticket? Impiegata: Può pagare adesso o prima della visita. Luca: Pago ora. Quant'è? Impiegata: Sono 36 euro. Luca: Ecco a lei, arrivederci. Impiegata: Grazie, arrivederci. Vediamo un po' di lessico: - CUP → è il luogo dove si possono prenotare esami, visite o pagare il tiket. Si trova in farmacia o negli ospedali; - tessera sanitaria → serve per avere accesso alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): ottenere farmaci, esami e cure sanitarie. La tessera sanitaria permette di ottenere servizi sanitari anche nei Paesi dell'Unione Europea, serve anche per l'acquisto di farmaci: al momento dell'acquisto bisogna mostrare al farmacista la propria tessera, in questo modo le spese per i farmaci possono essere detratte; - richiesta del medico → per poter prenotare una visita o un esame al CUP, bisogna prima andare dal medico di famiglia e farsi fare una richiesta per una visita o un esame e presentare questa richiesta al CUP; - A.S.L. (Azienda sanitaria locale) → offre assistenza sanitaria in Italia e ospita l'anagrafe sanitaria. Qui si possono scegliere i medici di famiglia e i pediatri oppure fare la tessera sanitaria; - ticket → il ticket è una somma di denaro che paga chi ricorre all'assistenza sanitaria pubblica, per visite o esami medici; - ambulatorio → stanza adibita a prestazioni e visite mediche (ambulatorio oculistico, ambulatorio ortopedico ecc.); - pronto soccorso → reparto di un ospedale dove arrivano le persone che hanno avuto un incidente o che hanno bisogno di cure urgenti. I MEDICI SPECIALISTI In alcuni casi, per poter ricevere le cure giuste, dopo la visita del medico di famiglia, per disturbi specifici bisogna rivolgersi agli specialisti. Vediamo quali sono i principali.   il pediatra → cura i bambini; il dentista → cura i denti; l'otorino → cura le orecchie, il naso e la gola; l'oculista → cura gli occhi; l'ortopedico → cura le ossa e le articolazioni; il dermatologo → cura la pelle; il gastroenterologo → cura lo stomaco e l'intestino.   [post_title] => L'assistenza sanitaria [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => lassistenza-sanitaria [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:27 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:27 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=3074 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 24 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 3036 [post_author] => 3 [post_date] => 2011-12-01 12:57:31 [post_date_gmt] => 2011-12-01 10:57:31 [post_content] =>

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo come si usano le forme verbali: volerci e metterci.

Questi verbi sono usati frequentemente nella lingua parlata ed è dunque necessario capire bene il loro significato e come devono essere utilizzati.

Buona lettura!

Prof. Anna

VOLERCI

Volerci significa: "essere necessario", "occorrere" , molto spesso quello che è necessario viene sottinteso, può essere tempo, fatica, denaro ecc, per questo di solito il verbo è coniugato alla terza persona singolare o plurale.

Spesso è sottintesa la parola "tempo". Vediamo qualche esempio:

1- Quanto (tempo) ci vuole per andare a casa di Paolo?

- Ci vuole un'ora.

2- Quanto (tempo) c'è voluto per fare l'esame?

- Ci sono voluti quaranta minuti.

3- Ci vorrà molto (tempo) per finire?

- No, non ci vorrà molto (tempo).

Vediamo altri modi di usare questa forma verbale:

1- Mi ci vorrebbe proprio una bella vacanza! = mi occorrerebbe proprio una bella vacanza!;

2- Per fare la torta dobbiamo comprare lo zucchero, quanto ce ne vuole? = quanto zucchero è necessario?;

- Ce ne vogliono quattro etti = sono necessari quattro etti di zucchero;

2- Non ci vuole molto a capire = non è difficile capire;

3- Quando ci vuole, ci vuole = è un'espressione che si usa quando si vuole dire che quando una cosa è necessaria deve essere fatta;

4- Ce n'è voluto = è stato difficile, faticoso, per esempio: alla fine l'ho convinto, ma ce n'è voluto! (= ma è stato difficile);

5- Non ci voleva! = è un'esclamazione di disappunto che si usa quando succede qualcosa di spiacevole, per esempio: la macchina si è rotta e domani devo partire, non ci voleva!

METTERCI

La forma verbale "metterci" , oltre che con il significato di "mettere in qualcosa" (ci devi mettere un po' di sale), viene spesso usata sottointendendo la parola "tempo", significa perciò "impiegare un determinato tempo".

Vediamo qualche esempio:

1- Quanto (tempo) ci metti a finire i compiti?

 

- Ci metto poco (tempo).

2- Il treno ci mette due ore ad arrivare a Roma.

 

 

3- Ce ne hai messo di tempo! = ci hai messo molto tempo!

Altri usi:

4- Mettercela tutta = impegnarsi al massimo, per esempio: Luca ha studiato molto per questo esame, ce l'ha messa tutta! (= si è impegnato al massimo).

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L'esercizi o prevede che siate voi a inserire la risposta giusta, senza dover scegliere tra più opzioni, alla fine con il tasto "correggi esercizio" potrete vedere quali risposte sono corrette e quali no, in caso di dubbi, dopo aver fatto e corretto l'esercizio, con il tasto "mostra le soluzioni" vi appariranno le risposte giuste. L'esercizio è sui verbi riflessivi, ma dovete anche scegliere il tempo verbale adatto, che potrà essere presente, passato prossimo o futuro. Buon test Pro. Anna [post_title] => Test di ripasso: verbi riflessivi [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => closed [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => test-di-ripasso-verbi-riflessivi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2024-09-26 09:57:28 [post_modified_gmt] => 2024-09-26 07:57:28 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=2982 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 29 [filter] => raw ) [9] => WP_Post Object ( [ID] => 2918 [post_author] => 3 [post_date] => 2011-11-17 12:52:33 [post_date_gmt] => 2011-11-17 10:52:33 [post_content] => Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, vi è mai capitato di leggere un giornale italiano? Se lo avete fatto forse vi sarete accorti che i titoli dei giornali sono scritti con un linguaggio particolare , diverso dalla lingua parlata comune. Vediamo insieme alcune particolarità di questo linguaggio. Buona lettura! Prof. Anna La lingua dei giornalisti si rivolge a un largo ambito di persone, la sua specificità consiste nella necessità di essere particolarmente espressiva e di attirare l'attenzione dei lettori. I TITOLI Vengono scritti con le lettere più grandi e in grassetto, contengono l'informazione principale, devono essere interessanti a prima vista e ricchi di informazioni. La titolazione dei giornali italiani è composta da tre elementi: l'occhiello: è la frase che precede il titolo vero e proprio, introduce l'argomento dell'articolo e contiene l'informazione principale; il titolo: è scritto in grassetto e in caratteri più grandi, deve attirare l'attenzione dei lettori ed essere composto da poche parole; il sommario: segue il titolo, di solito è scritto sotto a questo e ci fornisce maggiori informazioni sull'argomento trattato nell'articolo. Il titolo è sempre presente, gli altri due elementi, o almeno uno di loro, possono essere omessi. Per esempio: Napolitano: dall'Europa segnali di fiducia. La Chiesa benedice l'esecutivo: bella squadra. Sarkozy scrive al premier: insieme ce la faremoocchiello Il governo dei 18 professorititolo Monti: l'assenza di politici ci aiuta. Tre donne in posti chiave, Passera superministro sommario • LA PUNTEGGIATURALe virgolette: introducono discorsi diretti, vengono utilizzate per rendere la lingua più vivace e trascinare il lettore nella lettura: Esempio di titolo: Autovelox, linea dura della Cassazione "Le multe sono valide anche senza foto" I due punti: vengono usati frequentemente, indicano che ciò che segue chiarisce e approfondisce quanto è stato detto prima: Esempio di titolo: Rapina violenta: presi tre pugili professionisti   → Spesso troviamo sia i due punti sia le virgolette: Siria, ultimatum della Lega araba: "basta violenze" LA SINTASSI Il linguaggio giornalistico ha delle caratteristiche sintattiche particolari che rispondono sempre alle esigenze di suscitare l'interesse utilizzando parole chiave e di essere il più sintetico possibile. Per raggiungere questo scopo nei titoli dei giornali spesso viene sottinteso il verbo principale, facendo invece largo uso dei sostantivi. Nella maggior parte dei casi vengono omesse le forme del verbo "essere". Prendiamo un esempio precedente: Rapina violenta, presi tre pugili professionisti Per non rendere il messaggio troppo lungo ma ugualmente comprensibile, in questo caso è stata omessa la forma verbale "sono stati"→ sono stati presi. Oppure: Trasporti, servizi sociali, sanità, il welfare italiano al capolinea In questo caso è stata omessa la forma verbale "è" → il welfare italiano è al capolinea. Ora potreste provare a leggere un giornale italiano facendo attenzione a queste caratteristiche. 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