I figli di Babbo Natale di Italo Calvino

Prof. Anna
La lingua italiana,   Lessico,   Lettura

Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, come da tradizione, per salutarci prima delle feste natalizie, condivido con voi una canzone, una poesia, un racconto. Oggi leggiamo insieme un racconto di Italo Calvino.

Buone feste a tutti!

Prof. Anna

Italo Calvino (15 ottobre 1923 – 19 settembre 1985) è stato uno dei più importanti narratori italiani del secondo Novecento.

Il racconto che leggeremo oggi, I figli di Babbo Natale, è il racconto di chiusura della raccolta Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, pubblicata nel 1963. Protagonista di tutti i racconti è Marcovaldo, un operaio con problemi economici, ingenuo e sensibile, un po’ buffo e malinconico che vive in una grande e grigia città.

In questo racconto Marcovaldo deve travestirsi da Babbo Natale per conto della Sbav, la società per cui lavora, e distribuire regali in città; insieme a lui c’è Michelino, il figlio piccolo, che lo accompagna col desiderio trovare un bambino povero e fargli un regalo. Calvino mette in luce con ironia il lato più consumistico e paradossale dello spirito Natalizio.

Leggiamo la prima parte del racconto.

Non c’è epoca dell’anno più gentile e buona, per il mondo dell’industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso. L’unico pensiero dei Consigli d’amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d’augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte; le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s’inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po’ abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino dànno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d’affari le grevi contese d’interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale.
Alla Sbav quell’anno l’Ufficio Relazioni Pubbliche propose che alle persone di maggior riguardo le strenne fossero recapitate a domicilio da un uomo vestito da Babbo Natale.
L’idea suscitò l’approvazione unanime dei dirigenti. Fu comprata un’acconciatura da Babbo Natale completa: barba bianca, berretto e pastrano rossi bordati di pelliccia, stivaloni. Si cominciò a provare a quale dei fattorini andava meglio, ma uno era troppo basso di statura e la barba gli toccava per terra, uno era troppo robusto e non gli entrava il cappotto, un altro troppo giovane, un altro invece troppo vecchio e non valeva la pena di truccarlo.
Mentre il capo dell’Ufficio Personale faceva chiamare altri possibili Babbi Natali dai vari reparti, i dirigenti radunati cercavano di sviluppare l’idea: l’Ufficio Relazioni Umane voleva che anche il pacco-strenna alle maestranze fosse consegnato da Babbo Natale in una cerimonia collettiva; l’Ufficio Commerciale voleva fargli fare anche un giro dei negozi; l’Ufficio Pubblicità si preoccupava che facesse risaltare il nome della ditta, magari reggendo appesi a un filo quattro palloncini con le lettere S, B, A, V.
Tutti erano presi dall’atmosfera alacre e cordiale che si espandeva per la città festosa e produttiva; nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri; e questo, questo soprattutto – come ci ricorda il suono, firulí firulí, delle zampogne -, è ciò che conta.
In magazzino, il bene – materiale e spirituale – passava per le mani di Marcovaldo in quanto merce da caricare e scaricare. E non solo caricando e scaricando egli prendeva parte alla festa generale, ma anche pensando che in fondo a quel labirinto di centinaia di migliaia di pacchi lo attendeva un pacco solo suo, preparatogli dall’Ufficio Relazioni Umane; e ancora di più facendo il conto di quanto gli spettava a fine mese tra ” tredicesima mensilità ” e ”ore straordinarie “. Con quei soldi, avrebbe potuto correre anche lui per i negozi, a comprare comprare comprare per regalare regalare regalare, come imponevano i più sinceri sentimenti suoi e gli interessi generali dell’industria e del commercio.

Per leggere il resto del racconto: http://www.letturegiovani.it/semprenatale/Natale/grandi_autori/I%20FIGLI%20DI%20BABBO%20NATALE.htm

Di seguito il significato delle parole in azzurrino nel testo, è interessante notare che molte di queste riguardano i soldi, il lavoro, il guadagno:

  • zampogna → è uno strumento musicale ad ancia, simile alla cornamusa, tipico dei pastori dell’Italia centro-meridionale; è costituita da una sacca di pelle, con funzioni di mantice, dove l’aria viene immessa mediante un’apposita canna e in cui sono innestate una canna ad ancia, per eseguire la melodia, e una o più altre con funzione di bordone;
  • fatturato → è il volume delle vendite risultante dall’ammontare delle fatture emesse da un’impresa in un determinato periodo;
  • dividendi → quota che viene distribuita ogni anno ai soci di una società per azioni o ai creditori in un fallimento;
  • consorella → consociata, appartenente allo stesso gruppo aziendale;
  • ore straordinarie → ore di lavoro aggiuntive rispetto all’orario normale pagate di più rispetto alla retribuzione ordinaria;
  • crocicchio → luogo in cui si incrociano più strade, incrocio;
  • adornoadornato, ornato, decorato;
  • greve → pesante, volgare, grossolano;
  • strenna → regalo che si fa o si riceve in occasione delle maggiori feste annuali;
  • pastrano → cappotto maschile pesante, usato specialmente da militari;
  • alacre → pronto, svelto, sollecito nell’operare;
  • tredicesima mensilità o solo tredicesima → retribuzione aggiuntiva che si dà ai lavoratori per il Natale, pari di solito a una mensilità.

Nell’esercizio che segue è necessario scegliere tra queste parole.

Immagine: http://www.applicazioni.me/tuttodisegni/files/2011/12/buone-feste2.jpg

Completa il testo inserendo le parole mancanti negli spazi vuoti. Al termine premi il pulsante "Correggi esercizio" per controllare se hai risposto correttamente.

 1- Tutte queste strade si incontrano in un . 2- Quell'azienda ha un mensile di duecentomila euro. 3- La è un dono per parenti e amici in occasione di una festività. 4- Lui è un lavoratore e preciso. 5- Un tempo per Natale i pastori abruzzesi giravano per le città suonando la . 6- Entrammo in una sala di fiori. 7- Tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto alla . 8- Indossava un militare lungo fino ai piedi. 9- Questo è un film piuttosto , non mi è piaciuto. 10- Dopo il fallimento dell'azienda i creditori si sono spartiti i

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