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                    [post_content] => Dividono gli animi. C’è chi li usa e li apprezza e chi proprio non li ama. Parliamo senza dubbio dei quiz a risposta multipla, spesso usati nella didattica come strumento principe per la valutazione oggettiva, ma anche di tutte le altre forme di test interattivi, nei vari tipi di domande disponibili, comprese quelle aperte.

L’uso e la diffusione dei dispositivi, dai tablet agli smartphone, anche in ottica BYOD, ha reso o renderà sempre più possibile, per noi docenti, immaginare di lanciare un test in aula, magari con gli studenti divisi in gruppi, e di ritrovare le risposte organizzate in istogrammi o registri automatici. Potremmo così ridirigere la lezione sulla base delle risposte ottenute e dei bisogni evidenziati. E scoprire, sulla base degli ultimi studi nel settore, che queste attività possono servire per migliorare e potenziare gli apprendimenti e la memoria a lungo termine degli studenti.

 

 Perché usare i test e i questionari interattivi nella didattica?

Alcune ricerche nel settore parlano proprio di ‘testing effect’, l’effetto positivo dei test sulla memoria. Lo sforzo per richiamare alla mente quanto appreso durante un test permette di ricordarlo in forma superiore a quanto si possa ottenere con un tradizionale ripasso dei contenuti, perché trasforma l’apprendimento da passivo ('ripeto i contenuti memorizzando') a attivo ('recupero mentalmente le informazioni utili a rispondere al test').
L’attività di risposta ai test non permetterebbe solo l'attivazione delle conoscenze e il loro mantenimento nel tempo, ma sembrerebbe anche produrre una riorganizzazione dei saperi superiore a quella che si ottiene per es. con la produzione di mappe concettuali. Secondo questi studi, lo sforzo di superamento del test agevolerebbe il collegamento e la mobilitazione delle conoscenze in contesti diversi da quelli in cui si sono appresi. E infine migliorerebbe le capacità metacognitive dello studente permettendogli di riflettere sulla situazione e sulla qualità del proprio apprendimento. Tutto ciò a patto che le domande siano ben poste (cioè abbastanza complesse da richiedere lo sforzo cognitivo descritto e preparate in modo che le risposte non siano intuibili per esclusione) e che le attività di testing siano ricorrenti. La tempistica in particolare risulta importante. I miglioramenti nei risultati sono infatti tanto più evidenti quanto più i test avvengono in prossimità del primo approccio ai contenuti o in cicli ravvicinati di contenuto- test. Appare perciò interessante utilizzare i test in classe in forma ricorrente e, dove le strumentazioni non siano disponibili, anche semplicemente su carta. Nel caso si voglia e si possa utilizzare il digitale meglio sfruttarne a pieno le potenzialità di integrazione multimediali e ricordarci di inserire immagini e risorse visuali sia nelle domande che nelle risposte per assecondare i diversi stili cognitivi.  

Come progettare le attività di testing e con quali strumenti digitali?

Sempre più applicazioni permettono il lancio delle domande (anche a risposta aperta) e la reportistica delle risposte in 'tempo reale' come strumenti di valutazione formativa. Tra queste Socrative (che potete approfondire con la playlist di Luca Bartolini) e Kahoot (nel video). [caption id="attachment_55926" align="aligncenter" width="505"] Immagine: milibretadelenguas.es[/caption] Socrative permette agli studenti di collegarsi, attraverso i loro dispostivi, ad un normale sito o ‘stanza’ (‘room’) di domande anche a risposta aperta mentre Kahoot si focalizza solo sui quiz a risposta multipla e richiede l’uso di un videoproiettore per proiettare le domande. Con Kahoot i dispositivi degli studenti si trasformano in veri e propri risponditori mentre l'atmosfera in classe diventa di grande effervescenza e concentrazione collettiva, in un'allegra competizione stimolata anche dalle classifiche intermedie dei risultati proiettati su schermo e dal podio finale dei vincitori. Socrative ha a sua volta l'opzione di 'space race', una gara tra razzi spaziali, di fatto un semplice ma efficace sistema di segnaposti dinamici dei punteggi ottenuti, ma resta uno strumento più individuale e meno 'socializzato'. Ideato per lo studio in allenamento autonomo a casa, o per verifiche e compiti con registri automatici (resi disponibili anche allo studente che può così riconoscere i suoi errori e le sue lacune), l'ambiente di esercizi online, ZTE - Zanichelli Test permette anch’esso il lancio ‘in diretta’ di un quiz attraverso la sua pubblicazione per nome. Fornisce inoltre tutti i tipi di domande (a raffica, a trascinamento, etc) ad eccezione, per ora, di quelle a risposta breve. A differenza di piattaforme analoghe come QuestBase, ZTE mette a disposizione liberamente un ampio archivio di esercizi pronti da riutilizzare e integrare eventualmente con i propri. Un discorso a parte merita Desmos Activity Builder, nuova piattaforma per le attività di valutazione formativa, nata nell'ambito matematico, può essere utilizzata per tutte le discipline e permette una gestione avanzata delle attività d'aula, permettendo al docente di monitorare le schermate dei singoli studenti e eventualmente di prenderne il controllo. Focalizzata sulla creazione di percorsi attivi e laboratoriali, non produce registri dei risultati, pur salvando automaticamente le produzioni degli studenti.
Di Desmos Activity Builder in ambito matematico abbiamo detto in questo post precedente Un suggerimento di video per approfondirne l'uso: https://youtu.be/aplUc0Zhx4c
 

Si possono utilizzare i test per introdurre nuovi contenuti?

Questa è stata l'idea di Stefanie Castle, che all'interno di Kahoot, ha introdotto il ‘blind’ test o test ‘al buio’, una metodologia che si sta diffondendo rapidamente nella sperimentazione didattica. Si tratta di utilizzare i test su un argomento che gli studenti non conoscono ancora, per creare, attraverso l'insuccesso iniziale, un 'bisogno cognitivo' e produrre una forte motivazione ad apprendere. Ciò predispone gli studenti alla spiegazione del docente che alternerà ciclicamente test al buio-spiegazioni - test di conferma della comprensione dell'argomento per ogni sotto-obiettivo didattico in cui avrà segmentato quel modulo di apprendimento. Il consiglio ai docenti nella predisposizione di un 'blind test' è quello di far corrispondere la prima domanda 'al buio' con l'obiettivo finale di apprendimento, e poi di procedere segmentando l'argomento in contenuti di difficoltà crescente, sempre modulando cicli di 'buio- spiegazione- conferma' fino a concludere replicando la domanda iniziale. Lo studente attraverso questo percorso riconosce lo sforzo, ma anche il progresso personale che lo porta alla risposta finale. Il metodo blind test può essere usato sia in classe sia proposto agli studenti a casa in ottica Flipped Classroom o classe rovesciata attraverso la predisposizione di percorsi multimediali (test-video-test) in piattaforme come Collezioni e Blendspace.  

Esiste una dimensione collaborativa nell'uso dei test?

Sicuramente la possibilità di usufruire di un ampio numero di test è cruciale per non dover impiegare molto tempo a produrli personalmente. Oltre all'uso di test redazionali già pronti, in genere la parola d’ordine, come sempre, è ‘condividere’. La maggior parte dei software che abbiamo citato permette la ‘pubblicazione’ dei materiali da parte dell'autore. Ciò permette ai colleghi di ricercare il test per titolo o per parola chiave, di duplicarlo e riutilizzarlo con i propri studenti. E' anche una buona idea far produrre i test agli studenti, in attività collaborative e di gruppo, per proporle poi ai compagni. Il docente può indicare l'argomento specifico su cui dovrà vertere ogni domanda e verificare così la capacità dei ragazzi di formulare le domande migliori, di coprire correttamente i contenuti e la forma linguistica, di predisporle tecnicamente e di lavorare cooperando.  Inoltre alcuni sistemi, come Kahoot, vincolano ad un numero di caratteri per domanda e risposta piuttosto basso, richiedendo quindi anche capacità di sintesi nella formulazione del test. Infine, nel caso di domande a risposta aperta, Desmos aggiunge anche la possibilità di "socializzare le risposte". Nel caso il docente selezioni questa opzione, ad ogni risposta data, lo studente si vede proporre automaticamente tre risposte dei compagni scelte a caso dal sistema. Questo per permettergli un confronto, anche critico, con le proposte di altri, magari per rivedere la sua risposta e correggerla. E imparare... [post_title] => Imparare con i test? [post_excerpt] => Abbiamo sempre usato i quiz per valutare o per classificare abilità. Ora possiamo invece vederli come strumenti per imparare: lo dicono recenti ricerche nel settore cognitivo che evidenziano l'effetto dei test nel migliorare gli apprendimenti e la memoria a lungo termine [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => imparare-con-i-test [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-07 00:28:13 [post_modified_gmt] => 2017-04-06 22:28:13 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/?post_type=ideedigitali&p=12443 [menu_order] => 0 [post_type] => ideedigitali [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 12248 [post_author] => 14 [post_date] => 2017-03-07 17:10:37 [post_date_gmt] => 2017-03-07 16:10:37 [post_content] =>

Duecentomila visualizzazioni in una settimana per un video di matematica sul cubo di binomio! L’avreste mai detto? È quanto invece è avvenuto a febbraio con questo video divenuto virale sui social e che ha fatto parlare molto di sé.

Il segnale è chiaro. Gli studenti passano molto tempo sui video. Non solo li guardano e condividono, ma li producono e distribuiscono con estrema naturalezza creando narrazioni visuali di se stessi. E la scuola si interroga sempre più su come integrare questi strumenti e linguaggi (non più nuovi) nella forma più efficace. Una riposta interessante all'interrogativo arriva dall'acronimo S.A.M.R. (Sostituire, Aumentare, Modificare, Ridefinire), ideato da Ruben Puentedera, professore ad Harvard, per indicare le possibili modalità d’uso e integrazione delle tecnologie nella didattica.
La didattica SAMR  

Usare i media o i video per ‘sostituire’ l’azione del docente?

Almeno per la parte di spiegazioni frontali che occupano molta parte della nostra didattica e liberare così tempo d’aula per attività laboratoriali? È quello che si ripropone la Flipped Classroom  o Classe Rovesciata,  sperimentazione metodologica sempre più diffusa tra i docenti italiani. Oppure usare i video durante la lezione in aula, magari attraverso un videoproiettore o una LIM, per ‘aumentare’ o potenziare la lezione del docente? In entrambi i casi dovremmo selezionare accuratamente i video da proporre agli studenti. Sicuramente possiamo trovare materiali ricercando su Youtube, ma anche su Google Video che ci permette attraverso le opzioni di ricerca avanzata (dal menù Strumenti) di selezionare un filmato per durata, per data o intervallo temporale e per fonte. Magari per dare voce ai grandi attori, come Benigni nel primo canto della Divina Commedia,   o ai poeti stessi, come Ungaretti in Sono una creatura  o ancora per usare animazioni 3D e poter così navigare all’interno di una cellula (magari in inglese ) o infine per ritrovare filmati divenuti parti della storia dell’Uomo, come il momento del primo allunaggio E se vogliamo spingerci oltre, possiamo produrre i video per i nostri studenti personalmente. Bastano software di produzione video online come Screencastomatic o Apowersoft (ma per chi vuol fare di più è raccomandabile l'applicazione a pagamento Camtasia)  e usare Youtube non solo per creare il nostro canale Video o Youtube ma anche per editare, tagliare il video stesso.
Per chi vuole sperimentare, ecco tre  brevi tutorial su come produrre il proprio video con Apowersoft, come creare e gestire un proprio canale Youtube e come usare Youtube Editor
Oppure possiamo ricorrere ai siti dedicati come RaiScuola, con i suoi sottositi RaiTeche, RaiaArte, RaiStoria. È bene sapere però che Mamma Rai fornisce anche, agli studenti impreparati, i cosiddetti ‘bigini’, cioè le edizioni Bignami dei riassunti di storia e letteratura, in versione ‘moderna’ sotto forma di video di grandi nomi dello spettacolo, i Bignomi appunto.  Eccovi un esempio:
Altri interessanti siti repository di video didattici sono Ovo.com , Ed.ted.co, KhanAcademy, insieme a musei online quali il museo di Galileo dove oltre a simulazioni e  laboratori attivi si possono trovare video didattici e tematici Tra questi siti si distingue per completezza Collezioni, piattaforma Zanichelli, che raccoglie centinaia di video editoriali di alta qualità in tutte le discipline. E che, partendo dall'idea che una sequenza di video tematici non sia già, di per sé, una lezione, ci permette di integrare le nostre ‘collezioni’ video con documenti e link di approfondimento, immagini, linee del tempo e test di comprensione. Il tutto con possibilità di condividere il link alla Collezione con l’intera classe virtuale di studenti o con un sottogruppo specifico, specializzando e individualizzando l’apprendimento rispetto ai bisogni specifici o BES.  

E le lettere finali del nostro acronimo SAMR?

Eccole! M e R, modificare e ridefinire la didattica, ci propongono un uso dei video, e delle tecnologie in genere, che ponga al centro lo studente e lo coinvolga in attività didattiche nuove, attive e collaborative, non sempre realizzabili senza l’uso del digitale. Parliamo di fatto di una didattica per competenze che, attraverso l’uso dei video, chiami in gioco nuove abilità e compiti complessi. Tra queste attività, interessante quella di chiedere agli studenti di segmentare il video nei suoi fotogrammi essenziali a estendere sul visuale il lavoro tradizionale di riconoscimento delle parole-chiave in un testo scritto. O di interpretare, commentare, argomentare un video muto, come quelli proposti qui per scienze e fisica. Sono tutte abilità non scontate su cui i ragazzi si cimentano con impegno. Per sviluppare le competenze di Problem Posing, il consiglio di Dan Meyer, ricercatore americano, è quello di far lavorare gli studenti con un video che anziché essere didascalico sia un ‘pugno nello stomaco', cioè che enigmatico, poco decifrabile. In questo caso, anziché dare risposte o assimilare contenuti, lo studente dovrà chiedersi quali siano le domande implicite poste dal filmato, socializzando le proposte con i compagni, cercando e condividendo una possibile risposta comune. Il video diventa cioè un oggetto didattico che apre alle domande possibili degli studenti anziché fornire loro tutte le risposte. Come nel video sotto di cui trovate la trattazione  qui all'interno del sito collaborativo di filmati e immagini didattiche per la matematica http://www.101qs.com/

Un’altra possibile attività a livello di Ridefinizione consiste nel chiedere agli studenti di essere loro a creare le domande di comprensione video in sistema di ‘valutazione integrata’ quali EdpuzzlePlayposit. Queste due piattaforme permettono al docente di ritagliare la parte di un video che ritiene interessante e di inserirvi dei punti di arresto in cui, se non si risponde alla domanda di comprensione posta, non si può procedere oltre.  Le risposte alle domande inserite nel video vengono registrate automaticamente dal sistema in una sezione apposita.

Qui una playlist per approfondimenti su EdPuzzle
L’uso di queste strumenti di valutazione integrata nei video è efficace per coinvolgere attivamente gli studenti nell’esame attento di un video, ma risulta ancora più efficace se immaginiamo che siano gli studenti stessi, magari divisi a gruppi, a produrre l’attività, individuando le domande chiave di comprensione di quel video e la loro collocazione nei punti chiave del filmato.  E nel farlo si trovano a dimostrare di aver compreso e assimilato bene il video al punto da poterlo integrare con i test. Per gli studenti di fisica, un percorso interessante e coinvolgente è il lavoro di videoanalisi con strumenti come Tracker utili per annotare il video inserendo anche sistemi di misura e assi cartesiani. Opportunità che rendono il video un vero e proprio ambiente di laboratorio virtuale. Infine, l’esperimento didattico più interessante è quello di far produrre gli screencast (video del proprio schermo pc con webcam) agli studenti, chiedendolo loro di approfondire una tematica, attraverso una ricerca sui testi e nel web e comunicarla con linguaggio specifico in un video di non oltre 5 minuti.

L’importante è essere già pronti a immaginare il futuro prossimo in cui i video saranno sovrapposti, pronti a essere richiamati al bisogno, a testi e  immagini (come nella nuova app Zanichelli per i libri di scienze) o a oggetti e ambienti reali come nel catalogo Ikea:

«È la realtà aumentata, bellezza!»... Ma questa è un’altra storia di cui parleremo magari un’altra volta! [post_title] => I video per una didattica aumentata e un apprendimento attivo [post_excerpt] => I video digitali per Sostituire, Aumentare, Modificare o Ridefinire la didattica? In questo post scopriremo i modi con cui si può integrare la tecnologia nella didattica esplorando Collezioni, Youtube e i software di produzione e editing video [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => i-video-per-una-didattica-aumentata-e-un-apprendimento-attivo [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-03-07 21:59:20 [post_modified_gmt] => 2017-03-07 20:59:20 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/?post_type=ideedigitali&p=12248 [menu_order] => 0 [post_type] => ideedigitali [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) ) [post] => WP_Post Object ( [ID] => 12443 [post_author] => 14 [post_date] => 2017-04-06 09:00:13 [post_date_gmt] => 2017-04-06 07:00:13 [post_content] => Dividono gli animi. C’è chi li usa e li apprezza e chi proprio non li ama. Parliamo senza dubbio dei quiz a risposta multipla, spesso usati nella didattica come strumento principe per la valutazione oggettiva, ma anche di tutte le altre forme di test interattivi, nei vari tipi di domande disponibili, comprese quelle aperte. L’uso e la diffusione dei dispositivi, dai tablet agli smartphone, anche in ottica BYOD, ha reso o renderà sempre più possibile, per noi docenti, immaginare di lanciare un test in aula, magari con gli studenti divisi in gruppi, e di ritrovare le risposte organizzate in istogrammi o registri automatici. Potremmo così ridirigere la lezione sulla base delle risposte ottenute e dei bisogni evidenziati. E scoprire, sulla base degli ultimi studi nel settore, che queste attività possono servire per migliorare e potenziare gli apprendimenti e la memoria a lungo termine degli studenti.   Perché usare i test e i questionari interattivi nella didattica? Alcune ricerche nel settore parlano proprio di ‘testing effect’, l’effetto positivo dei test sulla memoria. Lo sforzo per richiamare alla mente quanto appreso durante un test permette di ricordarlo in forma superiore a quanto si possa ottenere con un tradizionale ripasso dei contenuti, perché trasforma l’apprendimento da passivo ('ripeto i contenuti memorizzando') a attivo ('recupero mentalmente le informazioni utili a rispondere al test').
L’attività di risposta ai test non permetterebbe solo l'attivazione delle conoscenze e il loro mantenimento nel tempo, ma sembrerebbe anche produrre una riorganizzazione dei saperi superiore a quella che si ottiene per es. con la produzione di mappe concettuali. Secondo questi studi, lo sforzo di superamento del test agevolerebbe il collegamento e la mobilitazione delle conoscenze in contesti diversi da quelli in cui si sono appresi. E infine migliorerebbe le capacità metacognitive dello studente permettendogli di riflettere sulla situazione e sulla qualità del proprio apprendimento. Tutto ciò a patto che le domande siano ben poste (cioè abbastanza complesse da richiedere lo sforzo cognitivo descritto e preparate in modo che le risposte non siano intuibili per esclusione) e che le attività di testing siano ricorrenti. La tempistica in particolare risulta importante. I miglioramenti nei risultati sono infatti tanto più evidenti quanto più i test avvengono in prossimità del primo approccio ai contenuti o in cicli ravvicinati di contenuto- test. Appare perciò interessante utilizzare i test in classe in forma ricorrente e, dove le strumentazioni non siano disponibili, anche semplicemente su carta. Nel caso si voglia e si possa utilizzare il digitale meglio sfruttarne a pieno le potenzialità di integrazione multimediali e ricordarci di inserire immagini e risorse visuali sia nelle domande che nelle risposte per assecondare i diversi stili cognitivi.  

Come progettare le attività di testing e con quali strumenti digitali?

Sempre più applicazioni permettono il lancio delle domande (anche a risposta aperta) e la reportistica delle risposte in 'tempo reale' come strumenti di valutazione formativa. Tra queste Socrative (che potete approfondire con la playlist di Luca Bartolini) e Kahoot (nel video). [caption id="attachment_55926" align="aligncenter" width="505"] Immagine: milibretadelenguas.es[/caption] Socrative permette agli studenti di collegarsi, attraverso i loro dispostivi, ad un normale sito o ‘stanza’ (‘room’) di domande anche a risposta aperta mentre Kahoot si focalizza solo sui quiz a risposta multipla e richiede l’uso di un videoproiettore per proiettare le domande. Con Kahoot i dispositivi degli studenti si trasformano in veri e propri risponditori mentre l'atmosfera in classe diventa di grande effervescenza e concentrazione collettiva, in un'allegra competizione stimolata anche dalle classifiche intermedie dei risultati proiettati su schermo e dal podio finale dei vincitori. Socrative ha a sua volta l'opzione di 'space race', una gara tra razzi spaziali, di fatto un semplice ma efficace sistema di segnaposti dinamici dei punteggi ottenuti, ma resta uno strumento più individuale e meno 'socializzato'. Ideato per lo studio in allenamento autonomo a casa, o per verifiche e compiti con registri automatici (resi disponibili anche allo studente che può così riconoscere i suoi errori e le sue lacune), l'ambiente di esercizi online, ZTE - Zanichelli Test permette anch’esso il lancio ‘in diretta’ di un quiz attraverso la sua pubblicazione per nome. Fornisce inoltre tutti i tipi di domande (a raffica, a trascinamento, etc) ad eccezione, per ora, di quelle a risposta breve. A differenza di piattaforme analoghe come QuestBase, ZTE mette a disposizione liberamente un ampio archivio di esercizi pronti da riutilizzare e integrare eventualmente con i propri. Un discorso a parte merita Desmos Activity Builder, nuova piattaforma per le attività di valutazione formativa, nata nell'ambito matematico, può essere utilizzata per tutte le discipline e permette una gestione avanzata delle attività d'aula, permettendo al docente di monitorare le schermate dei singoli studenti e eventualmente di prenderne il controllo. Focalizzata sulla creazione di percorsi attivi e laboratoriali, non produce registri dei risultati, pur salvando automaticamente le produzioni degli studenti.
Di Desmos Activity Builder in ambito matematico abbiamo detto in questo post precedente Un suggerimento di video per approfondirne l'uso: https://youtu.be/aplUc0Zhx4c
 

Si possono utilizzare i test per introdurre nuovi contenuti?

Questa è stata l'idea di Stefanie Castle, che all'interno di Kahoot, ha introdotto il ‘blind’ test o test ‘al buio’, una metodologia che si sta diffondendo rapidamente nella sperimentazione didattica. Si tratta di utilizzare i test su un argomento che gli studenti non conoscono ancora, per creare, attraverso l'insuccesso iniziale, un 'bisogno cognitivo' e produrre una forte motivazione ad apprendere. Ciò predispone gli studenti alla spiegazione del docente che alternerà ciclicamente test al buio-spiegazioni - test di conferma della comprensione dell'argomento per ogni sotto-obiettivo didattico in cui avrà segmentato quel modulo di apprendimento. Il consiglio ai docenti nella predisposizione di un 'blind test' è quello di far corrispondere la prima domanda 'al buio' con l'obiettivo finale di apprendimento, e poi di procedere segmentando l'argomento in contenuti di difficoltà crescente, sempre modulando cicli di 'buio- spiegazione- conferma' fino a concludere replicando la domanda iniziale. Lo studente attraverso questo percorso riconosce lo sforzo, ma anche il progresso personale che lo porta alla risposta finale. Il metodo blind test può essere usato sia in classe sia proposto agli studenti a casa in ottica Flipped Classroom o classe rovesciata attraverso la predisposizione di percorsi multimediali (test-video-test) in piattaforme come Collezioni e Blendspace.  

Esiste una dimensione collaborativa nell'uso dei test?

Sicuramente la possibilità di usufruire di un ampio numero di test è cruciale per non dover impiegare molto tempo a produrli personalmente. Oltre all'uso di test redazionali già pronti, in genere la parola d’ordine, come sempre, è ‘condividere’. La maggior parte dei software che abbiamo citato permette la ‘pubblicazione’ dei materiali da parte dell'autore. Ciò permette ai colleghi di ricercare il test per titolo o per parola chiave, di duplicarlo e riutilizzarlo con i propri studenti. E' anche una buona idea far produrre i test agli studenti, in attività collaborative e di gruppo, per proporle poi ai compagni. Il docente può indicare l'argomento specifico su cui dovrà vertere ogni domanda e verificare così la capacità dei ragazzi di formulare le domande migliori, di coprire correttamente i contenuti e la forma linguistica, di predisporle tecnicamente e di lavorare cooperando.  Inoltre alcuni sistemi, come Kahoot, vincolano ad un numero di caratteri per domanda e risposta piuttosto basso, richiedendo quindi anche capacità di sintesi nella formulazione del test. Infine, nel caso di domande a risposta aperta, Desmos aggiunge anche la possibilità di "socializzare le risposte". Nel caso il docente selezioni questa opzione, ad ogni risposta data, lo studente si vede proporre automaticamente tre risposte dei compagni scelte a caso dal sistema. Questo per permettergli un confronto, anche critico, con le proposte di altri, magari per rivedere la sua risposta e correggerla. E imparare... [post_title] => Imparare con i test? [post_excerpt] => Abbiamo sempre usato i quiz per valutare o per classificare abilità. Ora possiamo invece vederli come strumenti per imparare: lo dicono recenti ricerche nel settore cognitivo che evidenziano l'effetto dei test nel migliorare gli apprendimenti e la memoria a lungo termine [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => imparare-con-i-test [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-04-07 00:28:13 [post_modified_gmt] => 2017-04-06 22:28:13 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/?post_type=ideedigitali&p=12443 [menu_order] => 0 [post_type] => ideedigitali [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) )
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