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Buona lettura!
Prof. Anna

I verbi causativi sono verbi che esprimono un’azione non compiuta dal soggetto, bensì fatta compiere ad altri.

LA COSTRUZIONE CAUSATIVA

I verbi fare e lasciare seguiti da un infinito possono assumere un valore causativo.

Vediamo le seguenti frasi:

⇒ ho fatto mangiare i bambini;

⇒ ho fatto mangiare le verdure ai bambini.

In queste due frasi il soggetto grammaticale (io) del verbo causativo mette in moto l'azione che verrà poi compiuta dal soggetto logico (i bambini: sono "i bambini" che compiono l'azione del "mangiare").

La costruzione causativa è composta da due frasi unite tra di loro senza congiunzioni o preposizioni. La prima frase ha come predicato una forma del verbo fare o lasciare e la seconda ha come predicato l'infinito di un altro verbo. Ci sono due soggetti che compiono azioni: il primo mette in moto l'azione del secondo "io (soggetto grammaticale) faccio in modo che qualcun altro (soggetto logico) faccia qualcosa".

Ci sono diversi modi per esprimere il soggetto logico:

• quando il soggetto logico è espresso, ma non è espresso l'oggetto del verbo all'infinito, il soggetto logico segue il verbo all'infinito senza l'uso di preposizione: ho fatto mangiare i bambini, lascio guidare Maria;

• quando sono espressi sia il soggetto logico sia l'oggetto, il soggetto logico è introdotto dalla preposizione "a": ho fatto mangiare la verdura (oggetto) ai bambini, lascio guidare la mia macchina (oggetto) a Maria;

• se il soggetto logico è espresso mediante un pronome atono diretto (li faccio mangiare, la lascio guidare), questo stesso, in presenza di un un oggetto diretto, diventa un pronome indiretto (faccio mangiare loro la verdura, le lascio guidare la mia macchina).

La frase retta da fare o lasciare può avere anche forma esplicita (soprattutto con lasciare) sempre col verbo al congiuntivo: lascio che Maria guidi la mia macchina.

SIGNIFICATO DEI VERBI CAUSATIVI

I verbi fare e lasciare possono avere due diverse sfumature di significato. Il soggetto del verbo causativo ordina, impone, comanda oppure permette, dà un'autorizzazione.

Il verbo fare può avere entrambe le sfumature di significato:

• mia madre mi fa sempre mettere in ordine la mia stanza (=mia madre mi impone di mettere in ordine la mia stanza);

• mia madre mi fa uscire la sera (=mia madre mi permette di uscire la sera).

Il verbo lasciare ha solo la seconda sfumatura di significato:lasciami entrare! (=permettimi di entrare!).

Ci sono diverse espressioni cristallizzate formate con questi verbi: far capire = persuadere;

• lasciare stare qualcuno = non disturbarlo;

• lascia stare! = smetti di fare quello che stai facendo;

• lasciamo stare! = non parliamone più;

• lasciare perdere = non curarsi, non preoccuparsi di qualcosa.
                    [post_title] => I verbi causativi
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                    [post_content] => Abbiamo visto che molti nomi derivano da aggettivi, questo processo di formazione delle parole avviene aggiungendo all'aggettivo un suffisso (http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2017/10/19/la-formazione-delle-parole-i-suffissi-prima-parte/ ).

Nel prossimo esercizio dovrete individuare l’aggettivo da cui deriva il sostantivo.
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Ripassiamoli col prossimo esercizio.

Per rileggere l'articolo dedicato a questo argomento: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2017/10/12/i-molti-significati-del-verbo-toccare/
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Buon test!
Prof. Anna

Col prossimo esercizio ripassiamo le varie forme del superlativo assoluto. Per rileggere gli articoli dedicati a questo argomento prima di affrontare il test:

http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2017/09/28/precisazioni-sul-superlativo-assoluto-prima-parte/;

http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2017/10/05/precisazioni-sul-superlativo-assoluto-seconda-parte/
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, quali sono gli errori grammaticali più comuni commessi dagli italiani?

Scopriamolo insieme leggendo questo interessante articolo frutto di un' indagine su un campione di circa 8.000 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni condotta in occasione della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo (16-22 ottobre 2017).

Buona lettura!

Prof. Anna

In occasione della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo, il sito Libreriamo.it ha condotto un’indagine per capire quali sono i principali errori grammaticali che commettono gli italiani su un campione di circa 8.000 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni. L’indagine è stata realizzata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis), cioè attraverso un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e su un panel di 30 esperti tra sociologi e letterati . Ecco i principali inciampi rilevati:

Il congiuntivo questo sconosciuto

«L’importante è che ho superato l’esame». Siamo sicuri? Chi parla infatti non supera l’esame di grammatica perché avrebbe dovuto usare il congiuntivo: «L’importante è che io abbia superato l’esame». L’uso dell’indicativo al posto del congiuntivo è un errore molto diffuso: lo fanno il 69 per cento degli intervistati.

Gli o le?

«Gli ho detto che era molto bella». Ahi ahi, era meglio tacere in questo caso: non perché la signora non meritasse un complimento alla sua femminilità ma perché avrebbe richiesto l’uso del pronome «le». I pronomi tradiscono (e vengono traditi) dal 65 per cento degli intervistati. 

Evaquiamo l'edificio.


«Bisogna evaquare l’edificio»: se è così, meglio correre. Salvare delle vite umane è più importante che salvare la grammatica. Poi però magari, quando l’allarme sarà rientrato, rimettiamo la c al posto della q, per favore. In questo modo avremo reso un servizio profiquo (no, no no: proficuo con la C!) alla lingua italiana. L’uso della C al posto della Q e viceversa è un altro errore molto diffuso (58 per cento). 

Qual'è o qual e?

Qual’è l’errore più comune? Questo. Lo commettono tre italiani su quattro fra quelli intervistati (il 76 per cento). «Qual è» infatti si scrive senza l’apostrofo. 

Ne o né

«Non né ho parlato con nessuno». E meno male! Perché la grafia giusta è: non ne ho parlato con nessuno. L’accento si usa solo quando si tratta di una congiunzione negativa mentre in questa frase ha valore pronominale (sta per : di ciò, di questo). 

Un po' o un pò?

La grafia più diffusa è un pò con l’accento purtroppo (39 per cento). Mentre quella corretta è con l’apostrofo in quanto po’ è il risultato di un troncamento (sta per «poco»). 

Daccordo o d'accordo?

La seconda che hai detto (ma un italiano su tre - il 31 per cento - purtroppo non è d’accordo (e lo scrive senza l’apostrofo!). 

Ceretta al linguine

Il 13 per cento degli intervistati poi scrive: «Ho fatto la ceretta al linguine». Ah, sì? Speriamo che non ti abbia fatto male come all’ortografia. La grafia corretta infatti è «all’inguine». Perché di quello si tratta: della «parte anteriore del corpo, corrispondente alla giunzione tra il tronco e gli arti» (dizionario Sabatini Collettini). Mentre le linguìne, plurale di linguìna, sono - come noto - una «pasta alimentare piatta e lunga». 

Avvolte si arrabbia

Il 27 per cento degli intervista scrive: «Avvolte si arrabbia». E fa bene, la povera lingua italiana, ad arrabbiarsi, perché a volte, anzi sempre, sarebbe meglio usarle un po’ (con l’apostrofo) più di riguardo. 

Pultroppo o purtroppo?

Quasi un intervistato su quattro (l 23 per cento) scrive «pultroppo» con la elle, purtroppo. 

Proprio o propio?

«Ti voglio propio bene». Io di più, perché ci metto anche la «erre». Due italiani su dieci (il 19 per cento) invece lo scrivono così. 

Salsiccia o salciccia?

Per quanto possa suonare più gustosa con la c, la salsiccia si scrive con la esse: anche se in questo caso c’è un margine di tolleranza, visto che nei dizionari figura anche la versione popolare «salciccia» (usata dal 17 per cento degli intervistati). 

Il cortello dalla parte del manico

Se volete avere il coltello dalla parte del manico meglio che non usiate la «erre». «Cortello» è un altro degli errori in cui incorrono più di frequente gli italiani intervistati (15 per cento).

Articolo tratto da: http://www.corriere.it/scuola/universita/cards/ceretta-linguine-cortelli-affilatigli-errori-grammatica-piu-comuni/congiuntivo-questo-sconosciuto.shtml

Vediamo alcuni di questi errori nello specifico:

•  quando abbiamo un'espressione impersonale costituita da una voce del verbo essere unita a un sostantivo o a un aggettivo (è ora, è tempo, è bene, è male ecc.) il congiuntivo è necessario come nella frase l'importante è che abbia superato l'esame;

• l'uso di gli al posto di le è da evitare, mentre è sempre più diffuso (e accettato) anche nello scritto, l'impiego di gli al posto di loro (a loro);

• la grafia corretta è "evacuare" e "proficuo";

• è corretto scrivere qual è senza apostrofo perché qual è il risultato di un troncamento vocalico e non di un'elisione; così come po' è il risultato di un troncamento sillabico.

E voi? Avete mai commesso questi errori? Mettetevi alla prova con questo esercizio.
                    [post_title] => Gli errori più comuni commessi dagli italiani
                    [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, quali sono gli errori grammaticali più comuni commessi dagli italiani? Scopriamolo insieme leggendo questo interessante articolo.
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, come si formano le parole in italiano? Oggi vedremo quali sono i principali meccanismi di formazione delle parole e in particolare la suffissazione.

Buona lettura!

Prof. Anna

Il lessico di una lingua si arricchisce contiunuamente in due modi: grazie al prestito di termini di provenienza straniera oppure mediante i meccanismi di formazione delle parole, che consentono di creare parole nuove a partire da parole (o parti di parole) già esistenti.

Abbiamo quindi:

• parole semplici: che non derivano da nessun'altra parola della lingua di cui fanno parte. Sono formate da una sola componente nel caso delle parole invariabili (per, ma, sempre), da due componenti, radice e desinenza, nel caso delle parole variabili (mel-a, libr-o, pan-e);

• parole derivate: che sono formate da una parola base mediante l'aggiunta di un prefisso (metterepre-mettere) o di un suffisso (latte→latt-aio). Costituiscono una sottoclasse delle parole derivate le parole alterate (casa→cas-etta, ragazzo→ragazz-accio);

• parole composte: che sono formate dall'unione di due o più parole (apri-scatole, taglia-erba).

La parola base è il punto di partenza per un procedimento di derivazione, può essere una parola semplice (canecan-ile) o una parola derivata (person-ale, aggettivo derivato da persona è a sua volta parola base per la formazione del verbo personalizzare).

Il prefisso è l'elemento che si attacca prima della parola base (mettere→pre-mettere). Il suffisso è l'elemento che si attacca dopo la parola base (giornale→giornal-ista). L'infisso è l'elemento che si inserisce tra la base e il suffisso (campo→camp-ic-ello). Il procedimento di derivazione mediante l'aggiunta di un prefisso è detta prefissazione, quello mediante l'aggiunta di un suffisso è detto suffissazione. Il confisso è un elemento di origine greca o latina che si usa per formare parole composte: tele-visione, disco-teca.

LA SUFFISSAZIONE

La suffissazione consente la formazione sia di parole che appartengono alla stessa classe morfologica della parola base, sia di parole che appartengono  a una classe diversa: da un nome si può formare un altro nome (libro→libreria), un aggettivo (ferrovia→ferroviario) o un verbo (nido→nidificare), da un aggettivo si può ottenere un nome (largo→larghezza) o un verbo (gonfio→gonfiare), da un verbo è possibile formare un nome (lavorare→lavoratore) o un aggettivo (leggere→leggibile).

Vediamo quali sono i suffissi più comuni per derivare nomi da aggettivi:-ezza, -izia  ⇒ formano sostantivi per lo più astratti: bello→bellezza, alto→altezza, amico→amicizia,  giusto→giustizia;

• -aggine  per formare sostantivi che indicano per lo più qualità negative o difetti fisici: testardo→testardaggine, zoppo→zoppaggine 

• -ismo, -esimo⇒ il suffisso -ismo è ancora produttivo, -esimo è improduttivo, entrambi formano nomi indicanti una dottrina, un'ideologia, un insieme di valori culturali, una disposizione d'animo, un atteggiamento: ideale→idealismo, cristiano→cristianesimo;

• -ità, -età, -: è un suffisso caratteristico di sostantivi astratti: capace→capacità, caparbio→caparbietà, fedele→fedeltà;

• - ìa⇒ per formare sostantivi astratti, indicanti un'idea collettiva o una condizione sociale: pazzo→pazzia, borghese→borghesia;

• - ore, -ura⇒ per formare sostantivi indicanti caratteristiche, atteggiamenti, abilità ecc.: grigio→grigiore, bravo→bravura;

• - itudine⇒ è un suffisso raro che forma sostantivi che indicano nozioni astratte: alto→altitudine;

• -eria⇒ forma nozioni astratte in genere connotate spregiativamente: tirchio→tirchieria;

• -ume⇒ spesso si unisce ad aggettivi di senso spregiativo: sudicio→sudiciume;

• -anza, -enzaarrogante→arroganza, paziente→pazienza.

Nell'esercizio che segue dovrete individuare la parola base, ovvero l'aggettivo da cui deriva il sostantivo.
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, il verbo toccare ha una grande varietà di significati, questo ci permette di usarlo in contesti diversi e in molti modi di dire. Vediamoli insieme.

Buona lettura!

Prof. Anna

Il verbo toccare può essere usato sia transitivamente sia intransitivamente.

Vediamo quali sono i significati di toccare come verbo transitivo:

• il significato principale è sfiorare, premere o sentire con la mano o con un'altra parte del corpo, avvicinarsi a qualcuno o a qualcosa fino a esserne a contatto;toccare con mano: accertarsi personalmente di qualcosa, verificare la reale fondatezza di qualcosa nel nostro negozio potrai toccare con mano la freschezza dei prodotti;toccare ferro: fare scongiuri, usato anche come esclamazione scaramantica oggi abbiamo l'esame di fine anno, tocchiamo ferro! (=speriamo che vada bene);

• spostare, usare, danneggiare: non voglio che tocchiate le mie cose; chi ha toccato i miei cd?; non toccare libro = non leggere o non studiare; non toccare cibo = non mangiare;

• giungere a un punto determinato, raggiungere un'altezza, una distanza anche solo potenzialmente, e indipendentemente dal fatto di toccare o no, detto di una città o di un porto significa farvi scalo (ovvero fare una fermata intermedia);

⇒ toccare il cielo con un dito: essere al colmo della felicità;

⇒ toccare il fondo: giungere al grado estremo di una condizione negativa;

• riguardare, interessare: è una questione che ci tocca direttamente (=che ci riguarda direttamente); anche nel senso: le tue accuse, le tue calunnie non mi toccano = non giungono fino a me, non possono né danneggiarmi né turbarmi le tue parole non mi toccano (=le tue parole non mi turbano, non mi danneggiano);

• turbare, offendere qualcuno, dire o fare qualcosa che possa recare dispiacere: guai a toccargli la famiglia!; colpire, commuovere: il tuo discorso mi ha molto toccato;toccare nel vivo, toccare sul vivo: urtare, irritare con parole particolarmente pungenti;

⇒ toccare il cuore: suscitare compassione, pietà, commozione;

• trattare brevemente, sfiorare un argomento: non vuole toccare questo argomento.

Come verbo intransitivo significa:capitare, avvenire, accadere come per caso: gli è toccata una bella fortuna!; è più spesso riferito a cose sgradevoli che capitano e che si devono subire: una disgrazia simile doveva toccare proprio a me!; cosa mi tocca sentire! (o di sentire!); cosa mi tocca vedere! (o di vedere!);

⇒ a chi tocca, tocca: espressione con cui si afferma che non è possibile ribellarsi alla sorte;

• essere obbligato, essere costretto: hai perso al scommessa, ora ti tocca pagare; ho dimenticato di comprare il giornale, ora mi tocca uscire di nuovo;

• spettare di diritto, per dovere, per turno o per precedenza: a ciascuno di voi tocca una parte di eredità; a chi tocca parlare per primo?; non tocca certo a te dirmi cosa devo fare.
                    [post_title] => I molti significati del verbo "toccare"
                    [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, il verbo "toccare" ha una grande varietà di significati, questo ci permette di usarlo in contesti diversi e in molti modi di dire. Vediamoli insieme.
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                    [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, questa settimana completiamo il nostro approfondimento sul superlativo assoluto. Vedremo altri modi per formarlo e per renderne più intenso il significato.

Buona lettura!

Prof. Anna

Vediamo insieme altri modi per formare il superlativo assoluto degli aggettivi:

• mediante avverbi o espressioni avverbiali: proprio, del tutto, completamente, davvero, per davvero, seriamente, sul serio, veramente, terribilmente:

⇒ sono davvero triste;

⇒ grazie, sei stato proprio gentile;

⇒ l'ho visto proprio felice.

Questi elementi rendono più intensivo il grado se collocati dopo l’aggettivo:

⇒ sono stanco sul serio;

⇒ è interessante veramente;

• anche l’aggettivo tutto premesso a un altro aggettivo può formare il superlativo assoluto:

⇒ siete tutti sporchi, andate a lavarvi!;

• un modo per rendere intensivo il superlativo assoluto è quello di ripetere uno dei due avverbi molto e tanto: 

⇒ sei stato molto molto gentile;

se poi si interpone la congiunzione ma si sottolinea ancora di più la partecipazione di chi parla:

⇒ sei stato molto ma molto gentile;

• anche alcune espressioni consecutive, se messe dopo l’aggettivo, conferiscono un significato simile al grado superlativo assoluto, con un’intensificazione affettiva: da morire, da non credere, da lasciare senza fiato, da mozzare il fiato, da lasciare a bocca aperta, da lasciare di stucco:

⇒ sono stanco da morire (=molto stanco);

⇒ è bella da mozzare il fiato (=bellissima);

• molti aggettivi e locuzioni, dal signifcato metaforico, posizionati dopo l’aggettivo gli conferiscono valore di superlativo:  bagnato fradicio, ubriaco fradicio, pieno zeppo, ricco sfondato, morto stecchito, buio pesto, nuovo fiammante, innamorato cotto, buono come il pane, sordo come una campana, scaltra come una volpe;specialmente nel linguaggio della pubblicità e dello sport, è possibile usare il suffisso -issimo per modificare un sostantivo con lo scopo di dare enfasi, per esprimere un particolare apprezzamento nel campo dello sport (il campionissimo, la partitissima) o dello spettacolo, per reclamizzare qualche prodotto (poltronissima, aranciatissima).
                    [post_title] => Precisazioni sul superlativo assoluto (seconda parte)
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Buona lettura!

Prof. Anna

Il superlativo assoluto esprime una qualità al massimo grado, senza stabilire un confronto con altri termini.

Normalmente esso si esprime aggiungendo la desinenza -issimo all'aggettivo di grado positivo, come è spiegato in questo articolo: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2010/05/20/il-superlativo-degli-aggettivi-qualificativi/

Ci sono però altri modi per formare il superlativo assoluto, vediamoli insieme.

• Ci sono alcuni aggettivi che formano il superlativo non con il suffisso -issimo, ma con i suffissi -errimo ed -entissimo:
grado positivo -errimo grado positivo -entissimo
acre acerrimo munifico munificentissimo
celebre celeberrimo benefico beneficentissimo
integro integerrimo malefico maleficentissimo
misero miserrimo benevolo benevolentissimo
salubre saluberrimo malevolo malevolentissimo
aspro asperrimo maledico maledicentissimo
  Queste forme sono proprie di registri linguistici sorvegliati, nelle situazioni meno formali si può fare ricorso agli avverbi molto, tanto (molto celebre, molto aspro). • L'aggettivo ampio, accanto al superlativo ampissimo, ha la forma amplissimo che è la più usata. Il superlativo si può inoltre formare: • premettendo all'aggettivo di grado positivo un avverbio di quantità: molto, tanto, assai, oltremodo (molto bello, tanto stanco, oltremodo difficile); • premettendo all'aggettivo di grado positivo un avverbio qualitativo o quantitativo: particolarmente, grandemente, notevolmente (particolarmente interessante); nella lingua parlata, per dare enfasi al superlativo, si usano anche: oltre misura, dannatamente, esageratamente, smodatamente, mostruosamente (è una ragazza mostruosamente bella); • aggiungendo al grado positivo i prefissi arci-, stra-, super-, ultra-, sovra-, extra-, iper- (sovraffollato, arcinoto); • nella lingua parlata, si può ripetere, anche più di due volte, l'aggettivo di grado positivo: ha gli occhi neri neri; • in frasi esclamative tipiche della lingua parlata , il superlativo assoluto di bello o brutto può essere formato premettendo un (una) gran, o facendo seguire l'avverbio forte: è un gran bel ragazzo!; è brutto forte questo vestito!. Nell'esercizio che segue dovrete scrivere accanto a ogni superlativo assoluto l'aggettivo di grado positivo su cui si basa. [post_title] => Precisazioni sul superlativo assoluto (prima parte) [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, questa settimana vedremo che esistono diversi modi per formare il superlativo assoluto e che alcuni aggettivi lo costruiscono in maniera particolare. 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Per ripassare questo argomento: http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2017/05/25/i-molti-significati-del-verbo-prendere/ [post_title] => Test 50- I molti significati del verbo "prendere" [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => test-50-i-molti-significati-del-verbo-prendere [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-09-21 10:13:52 [post_modified_gmt] => 2017-09-21 08:13:52 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/?post_type=benvenuti&p=12988 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 6 [filter] => raw ) ) [post] => WP_Post Object ( [ID] => 13256 [post_author] => 3 [post_date] => 2017-11-09 09:10:49 [post_date_gmt] => 2017-11-09 08:10:49 [post_content] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, oggi studieremo i verbi causativi, vedremo quali sono, il loro significato e soprattutto come si costruisce un periodo in loro presenza. Buona lettura! Prof. Anna I verbi causativi sono verbi che esprimono un’azione non compiuta dal soggetto, bensì fatta compiere ad altri. LA COSTRUZIONE CAUSATIVA I verbi fare e lasciare seguiti da un infinito possono assumere un valore causativo. Vediamo le seguenti frasi: ⇒ ho fatto mangiare i bambini; ⇒ ho fatto mangiare le verdure ai bambini. In queste due frasi il soggetto grammaticale (io) del verbo causativo mette in moto l'azione che verrà poi compiuta dal soggetto logico (i bambini: sono "i bambini" che compiono l'azione del "mangiare"). La costruzione causativa è composta da due frasi unite tra di loro senza congiunzioni o preposizioni. La prima frase ha come predicato una forma del verbo fare o lasciare e la seconda ha come predicato l'infinito di un altro verbo. Ci sono due soggetti che compiono azioni: il primo mette in moto l'azione del secondo "io (soggetto grammaticale) faccio in modo che qualcun altro (soggetto logico) faccia qualcosa". Ci sono diversi modi per esprimere il soggetto logico: • quando il soggetto logico è espresso, ma non è espresso l'oggetto del verbo all'infinito, il soggetto logico segue il verbo all'infinito senza l'uso di preposizione: ho fatto mangiare i bambini, lascio guidare Maria; • quando sono espressi sia il soggetto logico sia l'oggetto, il soggetto logico è introdotto dalla preposizione "a": ho fatto mangiare la verdura (oggetto) ai bambini, lascio guidare la mia macchina (oggetto) a Maria; • se il soggetto logico è espresso mediante un pronome atono diretto (li faccio mangiare, la lascio guidare), questo stesso, in presenza di un un oggetto diretto, diventa un pronome indiretto (faccio mangiare loro la verdura, le lascio guidare la mia macchina). La frase retta da fare o lasciare può avere anche forma esplicita (soprattutto con lasciare) sempre col verbo al congiuntivo: lascio che Maria guidi la mia macchina. SIGNIFICATO DEI VERBI CAUSATIVI I verbi fare e lasciare possono avere due diverse sfumature di significato. Il soggetto del verbo causativo ordina, impone, comanda oppure permette, dà un'autorizzazione. Il verbo fare può avere entrambe le sfumature di significato: • mia madre mi fa sempre mettere in ordine la mia stanza (=mia madre mi impone di mettere in ordine la mia stanza); • mia madre mi fa uscire la sera (=mia madre mi permette di uscire la sera). Il verbo lasciare ha solo la seconda sfumatura di significato:lasciami entrare! (=permettimi di entrare!). Ci sono diverse espressioni cristallizzate formate con questi verbi: far capire = persuadere; • lasciare stare qualcuno = non disturbarlo; • lascia stare! = smetti di fare quello che stai facendo; • lasciamo stare! = non parliamone più; • lasciare perdere = non curarsi, non preoccuparsi di qualcosa. [post_title] => I verbi causativi [post_excerpt] => Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, oggi studieremo i verbi causativi, vedremo quali sono, il loro significato e soprattutto come si costruisce un periodo in loro presenza. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => i-verbi-causativi [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2017-11-09 17:23:46 [post_modified_gmt] => 2017-11-09 16:23:46 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://aulalingue.scuola.zanichelli.it/?post_type=benvenuti&p=13256 [menu_order] => 0 [post_type] => benvenuti [post_mime_type] => [comment_count] => 26 [filter] => raw ) )
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