Umberto Eco: “Caro nipote, studia a memoria”

Prof. Anna

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vorrei condividere con voi alcune riflessioni contenute in una lettera aperta scritta da Umberto Eco, semiologo, filosofo e scrittore italiano, scomparso pochi giorni fa.

La lettera è indirizzata al nipote, ma potrebbe essere indirizzata a un qualsiasi ragazzo, i temi trattati sono di grande attualità:  la memoria, Internet e la conoscenza.

Buona lettura!

Prof. Anna

Prima di leggere alcuni passaggi della lettera conosciamone meglio l’autore.

Eco nasce ad Alessandria il 5 gennaio 1932 dove trascorre la giovinezza e si diploma al liceo classico. Nel 1954 si laurea in filosofia all’Università di Torino.

Dal 1954 al 1959 lavora come editore dei programmi culturali della Rai, quando, attraverso un concorso nel 1954, viene assunto insieme ad altri giovani intellettuali per trovare nuove idee per programmi televisivi. Questo lavoro gli servirà per osservare da vicino i fenomeni della nascente cultura di massa attraverso la televisione. Nel 1959 Eco diventa condirettore editoriale di Bompiani, casa editrice milanese.

La carriera universitaria prende invece il via negli anni Sessanta, quando insegna prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze e infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all’Università di Bologna.  Negli anni 1976-’77 e 1980-’83 dirige l’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, il Dams, presso l’Università di Bologna. Nel corso della sua esistenza Umberto Eco ha collaborato con moltissime Università, anche straniere e ha ricevuto ben 40 lauree honoris causa da università europee e americane.
Dalla fine degli anni ’50, Eco iniziò a interessarsi all’influenza dei mass media nella cultura di massa, su cui pubblicò articoli in diversi giornali e riviste. Ha pubblicato numerosi saggi dedicati alla semiotica e alla teoria della narrazione e della letteratura.

La carriera di narratore, che ha assicurato ad Eco la fama presso il pubblico più largo, inizia nel 1980, quando esordisce con Il nome della rosa; nel 1988 pubblica il suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault, mentre successivi sono L’isola del giorno prima (1994), Baudolino pubblicato nel 2000, La misteriosa fiamma della regina Loana del 2004 e Il cimitero di Praga del 2010. Il nome della rosa è considerato il suo best-seller e il suo libro più importante, il romanzo ha grande successo: viene tradotto in quarantasette lingue e nel 1986 ne viene tratto un film con Sean Connery nei panni del protagonista.

Muore nella sua casa di Milano il 19 febbraio 2016.

Raccogliendo un invito del giornale «Espresso» rivolto ad alcuni intellettuali, Umberto Eco ha scritto una lettera aperta al nipote. Leggiamo insieme alcuni passaggi di questa lettera, potete trovare qui il testo integrale: http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715

Se volete approfondire il significato di alcune parole, potete usare il dizionario online, cliccando due volte sulla parola si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra vi apparirà il significato.

Caro nipotino mio,

non vorrei che questa lettera natalizia […] esibisse consigli circa l’amore per i nostri simili, per la patria, per il mondo, e cose del genere.

[…] Quindi vorrei soffermarmi su una sola raccomandazione, che sarai in grado di mettere in pratica anche ora, mentre navighi sul tuo iPad, né commetterò l’errore di sconsigliartelo, non tanto perché sembrerei un nonno barbogio ma perché lo faccio anch’io. […]  Ma non è di questo che volevo parlarti, bensì di una malattia che ha colpito la tua generazione e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: la perdita della memoria.

È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa.

[…] La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria.

Quindi ecco la mia dieta. Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La Cavallina Storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio. Se non piace la poesia fallo con le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari di squadre del passato […]. Fai gare di memoria, magari sui libri che hai letto […].

Sembra un gioco (ed è un gioco) ma vedrai come la tua testa si popolerà di personaggi, storie, ricordi di ogni tipo. Ti sarai chiesto perché i computer si chiamavano un tempo cervelli elettronici: è perché sono stati concepiti sul modello del tuo (del nostro) cervello, ma il nostro cervello ha più connessioni di un computer, è una specie di computer che ti porti dietro che cresce e s’irrobustisce con l’esercizio, mentre il computer che hai sul tavolo più lo usi e più perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare. Invece il tuo cervello può oggi durare sino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis.

C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi. […] Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, è un modo di arricchire la nostra memoria. Bada bene che questo non lo puoi fare solo su libri e riviste, lo si fa benissimo anche su Internet.

[…]  Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all’assassinio di Giulio Cesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l’oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni.

Coltiva la memoria, dunque, e da domani impara a memoria “La Vispa Teresa.

Testo tratto da: http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715

LETTURA E COMPRENSIONE

Provate ora a rispondere alle seguenti domande:

  • 1. Quale malattia, secondo Eco, ha colpito le giovani generazioni?
  • 2. Qual è il rischio legato alla ricerca di informazioni su Internet?
  • 3. Qual è il suo consiglio per evitare questo rischio?
  • 4. Quali sono i modi migliori per esercitare la memoria?
  • 5. Qual è secondo lui la differenza tra il computer e il cervello?
  • 6. Che cos’è la memoria storica?
  • 7. Perché la memoria storica è così importante?
  • 8. Hai mai imparato a memoria una poesia?
  • 9. Credi che imparare a memoria sia utile?

 

 

 

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti [12]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Rino scrive:

    Grande la mia Prof.
    OTTIMO!
    Grazie.

  2. kdela scrive:

    Cara Prof. Anna
    come sempre e’ un articolo-(argomento)- molto interessante.
    In tanto di tanto, quando e’ rilevante, e’ molto utile a leggere cosi’ articolo .
    Il contenuto di Umberto Eco – la importanza della memoria e’ chiaro e lui (lo?) spiega nella lettera a suo nipote.

    Grazie

    • Zanichelli Avatar

      Cara Kdela, correggo alcune frasi del tuo commento: “di tanto in tanto è molto utile leggere un articolo così. E’chiaro quanto sia importate la memoria e lui lo spiega nelle lettera a suo nipote”.
      A presto
      Prof. Anna

      • kdela scrive:

        Grazie per le correzioni

        • kdela scrive:

          ho aggiunto lui al mio commento
          e’ molto utile per me quando lei corregga la mia scrittura
          pero’ non si puo’ evitare il mio pianto☺

          • kdela scrive:

            Se ha la pazienza..
            anche questo commento di me deve essere scritto meglio.
            Al posto di “pero'” si deve essre “tuttavia”
            e per il disegno si deve dire :”l’ho aggiunto”.
            A presto
            kdela☺

          • Zanichelli Avatar

            Cara Kdela, è corretto dire: “è molto utile quando lei corregge”.
            A presto
            Prof. Anna

  3. Myriam scrive:

    Eco, un grande, come diciamo nel mio paese, Argentina.
    Parole che ti fanno riflessionare e mettere in prattica.
    Grazie prof.ssa Anna.

    • Zanichelli Avatar

      Cara Myriam, sono contenta che queste parole di Eco ti abbiano fatto riflettere.
      Un saluto e a presto
      Prof. Anna

  4. kdela scrive:

    Scusa
    ma quando sono preoccupata, occupata oppure stanca o emozionata- il mio italiano peggiorando.-( se e’ corretto a dire cosi’).
    Certamente io so che per la terza persona- la forma corretta e’ “corregge”, per esempio.
    Spero di continuare a studiare da lei e delle sue correzioni.
    A presto

    kdela

  5. Barbara scrive:

    Cara Professoressa Anna
    Grazie per questo articolo! Leggere la lettera di Umberto Ecco non è facile (per me), ma vale la pena.
    Cordiali saluti, Barbara

    • Zanichelli Avatar

      Cara Barbara, grazie per il tuo commento e sicuramente ne vale la pena!
      A presto
      Prof. Anna