Tipi particolari di interrogative dirette

Prof. Anna
grammatica,   La lingua italiana

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi continuiamo e concludiamo lo studio delle frasi interrogative dirette prendendo in esame tipi particolari di interrogative, che possiamo considerare "domande non domande", vediamo insieme come sono costruite e cosa esprimono.

Buona lettura!

Prof. Anna

Non tutte le frasi interrogative sono domande vere e proprie, cioè richieste di informazioni, a volte chi parla si serve di espressioni sotto forma di domanda per coinvolgere, spronare la persona con cui sta parlando o manifestare il proprio stato di incertezza o perplessità; in questi casi abbiamo le interrogative volitive, retoriche e dubitative.

Interrogative volitive→ contengono, in forma di domanda, un consiglio, un divieto, un’esortazione, un invito; le varietà di questo tipo di domande sono numerose, sono espresse in forma negativa (con non):

→ "perché non cominci a fare sport?" (consiglio); 

→ "non dovresti lavorare adesso?"; "e se ti mettessi a lavorare?"; "vuoi metterti a lavorare?" (esortazione);

→ "perché non vieni al cinema con noi?" (invito);

→ "non ti metterai mica a guardare la TV?" (divieto).

Interrogative retoriche→ sono frasi che, anche se sono in forma di domanda, sono vere e proprie affermazioni; queste frasi sono espresse in forma negativa e si presume e si vuole che si risponda in maniera positiva:

→ "non sono troppo stretti questi pantaloni?" (cioè chi parla pensa che i pantaloni siano troppo stretti); "non credi che Maria abbia esagerato?" (chi parla crede che Maria abbia esagerato); "non fa caldo?" (chi parla afferma e crede che faccia caldo).

In assenza della negazione non, possono essere anche contrassegnate da –vero– o –non è vero-:

→ "ti sei annoiato, vero?";

→ "è molto noioso questo libro, non è vero?".

Un tipo di interrogativa retorica in forma negativa è quello che chi parla rivolge a chi ascolta per ricordargli fatti o propositi che quest’ultimo sembra aver dimenticato, spesso come rafforzativo si usa –ma– come elemento introduttivo:

→ "ma non dovevamo andare al cinema stasera?" (Sì, me ne sono dimenticato);

→ "non dovevi venirmi a prendere da scuola?" (Sì, me ne sono dimenticato).

Interrogative dubitative→ questo tipo di interrogativa esprime un dubbio o una supposizione, un sentimento di meraviglia; di solito non richiede una risposta.

Se è introdotta da che vuole il congiuntivo:

→ "vedo qualcuno che arriva in bicicletta. Che sia Andrea?";

→ "ho visto qualcuno che arrivava in bicicletta. Che fosse Andrea?".

Se è introdotta da -(e) se- può avere il congiuntivo (imperfetto o trapassato) o l’indicativo:

→ "non prendo l’ombrello" "E se piovesse-piove-pioverà?".

Il valore dubitativo può essere espresso anche dall’indicativo futuro:

→ "che ore saranno?";

→ "come si dirà in inglese questa frase?".

Per esprimere incertezza su quello che va fatto si può avere anche l’infinito:

→ "Che fare? Dove andare?"

 

Seleziona la risposta corretta fra quelle disponibili. Se rispondi bene, vedrai lo sfondo diventare di colore verde.

  1. La frase: "non è troppo salata questa pasta?" è:
    • un'interrogativa volitiva
    • un'interrogativa dubitativa
    • un'interrogativa retorica
  2. La frase della domanda precedente significa:
    • che la pasta è troppo salata
    • che la pasta è poco salata
  3. La frase: "perché non venite a cena da me sabato sera?" espime:
    • invito
    • un divieto
  4. Scegli la frase corretta:
    • Sento dei passi nella stanza accanto. Che sono i ladri?
    • Sento dei passi nella stanza accanto. Che siano i ladri?
    • Sento dei passi nella stanza accanto: Che fossero i ladri?
  5. La frase della domanda precedente esprime:
    • volontà
    • sorpresa
    • dubbio
  6. La frase: "non ti vergogni?" significa:
    • ti dovresti vergognare
    • non ti dovresti vergognare
  7. La frase: "ma non doveva fare Marco la spesa oggi?" significa:
    • che Marco ha fatto la spesa
    • che Marco non ha fatto la spesa
  8. La frase: "non è bellissimo questo bambino?" significa:
    • che il bambino non è bellissimo
    • che il bambino è bellissimo
  9. La frase: "volete smettere di fare rumore?" è:
    • un'interrogativa volitiva
    • un'interrogativa dubitativa
    • un'interrogativa retorica
  10. La frase: "cosa starà facendo Marco in questo momento?" è:
    • un'interrogativa volitiva
    • un'interrogativa dubitativa
    • un'interrogativa retorica

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Commenti [29]

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  1. Perfetto! Grazie mille!

  2. Ewunia scrive:

    Molto utile, tante grazie!

  3. Profesoressa, ti ringrazio

  4. duli scrive:

    ‘e magnifico. Tante grazie

  5. Katalin scrive:

    Scusatemi, ma non trovo un buon posto su questo blog per chiedere:
    quando si usa “meglio” e quando si usa “di piú”.

    Sono ungherese e come sto pensando nella mia lingua, non capisco bene la differenza.

    Stavo cercando sull’internet, ma non trovo niente di utile. Nemmeno nei miei libri… Sono sicura che in italiano non é un argomento interessante, ma per me sí.

    Potete aiutarmi, per favore?

    Aspetto speranzosamente e vi ringrazio la risposta in anticipo.
    A presto.
    Katalin

    • Zanichelli Avatar

      Caro Katalin, i due termini hanno significati diversi: l’avverbio “meglio” significa “in modo migliore” con riferimento alla qualità: “in questo ristorante si mangia meglio” = “in questo ristorante si mangia in maniera più soddisfacente (il cibo è più buono), mentre “di più” significa in maggiore quantità, in maggior misura (si riferisce alla quantità e non alla qualità) “in questo ristorante si mangia di più” = “si mangia in maggiore quantità, una quantità maggiore di cibo”. Spero di aver chiarito il tuo dubbio.
      A presto
      Prof. Anna

  6. Yolanda scrive:

    Grazie

  7. Rino scrive:

    Non so dov’è andato.

    Si potrebbe utilizzare il congiuntivo “sia” in quanto la frase è incerta?
    Grazie
    Un caro saluto.

    • Zanichelli Avatar

      Caro Rino, la tua ipotesi è corretta, nelle interrogative indirette è possibile usare anche il congiuntivo.
      Un saluto
      Prof. Anna

  8. Rino scrive:

    Peccato!
    Un errore.

  9. Rino scrive:

    Rivolta a una donna: Non ti ho riconosciuta, è corretto?
    Mi sa che la Professoressa in italiano mi boccia:-)

    • Zanichelli Avatar

      Caro Rino, la frase è corretta ma sarebbe corretto anche dire: “non ti ho riconosciuto”; l’accordo con il participio passato è facoltativo con i pronomi atoni non di terza persona, per ripassare questo argomento ti consiglio questo articolo: http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=3388
      Un saluto
      Prof. Anna

  10. Kate scrive:

    Faccio sempre fatica a capire quando si mette ‘di’ dopo la parola sembrare. Pensavo che quando ‘sembrare’ fosse seguito da un infinito, tipo, “mi sembra di capire,” allora si inserisce la preposizione. Però, nella sua spiegazione che cito sotto, dice “sembra aver dimenticato…” Può chiarire un po’ per me? La ringrazio.

    Un tipo di interrogativa retorica in forma negativa è quello che chi parla rivolge a chi ascolta per ricordargli fatti o propositi che quest’ultimo sembra aver dimenticato, spesso come rafforzativo si usa -ma- come elemento introduttivo:

    • Zanichelli Avatar

      Cara Kate, quando “sembrare” è usato in modo “personale” se il soggetto è lo stesso per la reggente e la subordinata possiamo omettere -di- prima dell’infinito: “Luca sembra essere in ritardo”, in questo caso il soggetto è sempre “Luca” (Luca sembra; Luca è in ritardo); mentre se “sembra” viene usato in modo impersonale dobbiamo mettere -di- prima dell’infinito: “mi sembra di avere la febbre”. Spero di aver chiarito il tuo dubbio.
      A presto
      Prof. Anna

  11. Anita scrive:

    Cara Prof.ssa Anna,
    Grazia mille per la lezione molto utile interessante e istruttiva da cui ho imparato molto, anche questa volta e non ho commesso un sbaglio, ma ho dovuto riflettere una volta, che non trovo mica male.
    Mi godo ancora i commenti della scorsa lezione
    Con saluti cordiali a tutti dal Olanda
    Anita

  12. molto interessante.Grazie

  13. Anita scrive:

    Cara Prof.ssa Anna,
    Perché ho guardato questa lezione ancora di più, mi è dato la seguente frase nell’occhio:”cosa starà facendo Marco in questo momento?” Mi sono accorgo che si possa congiungere il gerundio in quasi tutte le forme grammaticale, invece solo in indicativo presente ed imperfetto, ma anche in quasi tutte le forme. Come ” Cosa starebbe facendo Marco in questo momento ?” “Mi chiedo che stesse cercando i poliziotti nel parco ieri sera così tardo” eccetera. Se può spiegarmi, oppure io avrai ragione, ho imparato di più di questa tema. Se io avrei ragione, ho imparato molte cose in italiano che mi fa molto orgogliosa. Credo che scoprirò di più in questo modo e ho salvato tutte queste cose come notozie negli bookmarks dello mio iPad e Lei ringrazio in anticipio per la sua spiegazione con saluti cordiali dal Olanda
    Anita

    • Zanichelli Avatar

      Cara Anita, nelle frasi che mi scrivi c’è la forma “stare+gerundio”, quindi è il verbo “stare” che può essere coniugato a piacere e non il gerundio. Quando parliamo di un’azione che è in corso di svolgimento, possiamo usare il verbo stare + gerundio, per esempio: io e Marco stiamo studiando matematica; prima stavo mangiando, ora sto studiando.
      Un saluto
      Prof. Anna

  14. Anita scrive:

    Cara Prof.ssa Anna,
    La sua spiegazione mi è chiare, ma mia domanda è la causa dalla 10º frase:” Cosa starà facendo Marco in questo momento”?
    Mi sembrava anche un gerundio con un coniugato dal verbo “stare” nel futuro semplice, oppure mi devo sbagliare di nuovo.
    Coincidentalmente ho trovato un sito olandese del instituito linguese, chi ha sul sito 7 video di provera e sono gratuiti di vedere ed si trattano sui dialoghi italiani in combinazione di un giro turistico nella città di Bologna ed anche sono toccata positivamente da una canzona cha abbia suonato mentre il dialogo su cuocere. Che vorrei condividere con voi tutti. Se clicca sul seguendo, voi lo trovarete http://ntracademie.nl/cursussen/cursuspagina/10-stappencursus-italiaans/stap/7.html
    Anche ho trovato il canzone: “Romagna mia, Romagna in fiore” in cui trovo il testo nella prima parte della canzone molto bello edi più l’ho cantato, di più l’ho capito ed ora lo canto dalla mia memoria che mi piace.
    Con saluti cordiali a tutti
    Anita dal Olanda

    • Zanichelli Avatar

      Cara Anita, mi fa piacere condividere questa pagina, oltretutto Bologna è la mia città e credo valga la pena di visitarla e conoscerla.
      Un saluto
      Prof. Anna

  15. Anita scrive:

    Cara Prof.ssa Anna,

  16. Anita scrive:

    Cara Prof.ssa Anna,
    Nel frattempo ho visto molti video che hanno dimostrato la molto bella rossa e credo di scrivere un’espressione conosciuto per Lei. Ogni volta che visito i siti che trattano su questa città bellissima, mi godo enorme. I Bolognesi mi sembrano anche veramente simpatici. Salire la torra degli Asinelli dev’essere molto fatica, ma ne vale anche la pena. Se vengo in Italia, volo per Bologna, perché sono toccata positivamente. Il canto “Romagna mia”, sta sul una degli video alla destra del sito che ho lasciato nel mio commento, sopra di questo. Come ho scritto già, ho fatto un download della canzone ed anche ho il testo e la canto dalla memoria mia. Spero di visitare Bologna, ma mia sanità è purtroppo così male, che ne sia Infatto impossibile, ma sempre dico che i miracoli succedono ancora e spero di farcela ancora. Con saluti cordiali a tutti
    Anita dal Olanda

    • Zanichelli Avatar

      Cara Anita, spero che tu possa al più persto visitare Bologna!
      Un saluto
      Prof. Anna

  17. Zoi scrive:

    Buonasera
    vorrei chiedere qual e la differenza tra “inoltre” e “per di piu”.possiamo usarli tutti i due all inizio di una frase?Mi faccia un esempio?

    • Zanichelli Avatar

      Caro Zoi, “inoltre” e “per di più” sono sinonimi, eviterei di utilizzarli all’inizio di una frase dopo un punto fermo in quanto hanno il significato di “oltre a ciò” e collegano due frasi con un riferimento diretto a qualcosa detto precedentemente, nella frase che li precede.
      Un saluto
      Prof. Anna

  18. Viktoria scrive:

    Cara Prof.ssa Anna,
    sto studiando l’italiano e ho un problema. Non capisco la differenza tra il verbo c’è e ce.Vorrei sapere quando e in qualle situazioni spesso usiamo.
    Grazie.

    • Zanichelli Avatar

      Cara Viktoria, “c’è” è formato dalla particella -ci- + la terza persona singolare del verbo “essere” e significa “essere ed esprime presenza, esistenza: “non c’è problema” (=non è presente nessun problema); mentre -ce- non è un verbo ma è la particella -ci- che, davanti a un altro pronome, si trasforma in -ce-, per approfondire ti consiglio questo articolo: http://www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/?p=2144
      A presto
      Prof. Anna

  19. Katalin scrive:

    Cara prof.ssa Anna,
    La ringrazio dell’aiuto. La Sua risposta era chiarissima.
    Peró devo ancora pensarci su, cercare molti esempi per non soltontano sapere, ma anche sentire (come sento la mia lingua materna) la differenza tra migliore e di piú.

    A presto:
    Katalin

    P.S.: sono una donna… :-), ma il mio nome, scritto in italiano non é cvidente.

  20. Fausto scrive:

    Ho piacevolmente fatto un passo indietro ai tempi delle scuole medie!
    …non credete che questa lezione sia molto utile? …avanti, dite che tipo di interrogativa è!!!
    ahahah!
    grazie
    PS: aiutiamo la lingua italiana a difendersi dagli stupri del “piuttosto che” usato in senso di “oppure”, dal mefitico “attenzionare” o dall’americanizzazione del latino “plus” che i dilaganti ignoranti leggono “plas”!!!