"Comincia a nevicare" di Grazia Deledda

Prof. Anna
forme narrative,   La lingua italiana,   Lettura

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, tra pochi giorni è Natale e ho pensato di proporvi un racconto di Grazia Deledda, la prima scrittrice italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1926. Dalle righe di questo racconto emerge l’atmosfera intima e di raccoglimento intorno alla famiglia tipica del Natale.

Il prossimo articolo verrà pubblicato dopo le feste, giovedì 12 Gennaio, durante le feste potrete comunque continuare a scrivermi.

Auguro a tutti voi un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo.

Prof. Anna

"Comincia a nevicare"

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?

– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e per parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.

– Bene- disse la piccola nonna soddisfatta.- Così crederete a quello che raccontavo poco fa.

Poco fa la piccola nonna, che per la sua statura e il suo viso roseo rassomigliava a noi bambine, ed era più innocente e più buona di noi, raccontava per la millesima volta che un anno, quando anche lei era davvero bambina (nel mille, diceva il fratellino studente, già scettico e poco rispettoso della santa vecchiaia), una lunga nevicata aveva sepolto e quasi distrutto il paese.

– Quattordici notti e quattordici giorni nevicò di continuo, senza un attimo di interruzione. Nei primi giorni i giovani e anche le donne più audaci uscivano di casa a cavallo e calpestavano la neve nelle strade; e i servi praticavano qualche viottolo in mezzo a quelle montagne bianche ch’ erano diventati gli orti e i prati. Ma poi ci si rinchiuse tutti in casa, più che per la neve, per l’impressione che si trattasse di un avvenimento misterioso; un castigo divino.

Si cominciò a credere che la nevicata durasse in eterno, e ci seppellisse tutti, entro le nostre case delle quali da un momento all’altro si aspettava il crollo. Peccati da scontare ne avevamo tutti, anche i bambini che non rispettavano i vecchi (questa è per te, signorino studente); e tutti si aveva anche paura di morire di fame.
– Potevate mangiare i teneri bambini, come nel mille- insiste lo studentello sfacciato.

 

– Va via, ti compatisco perché sei nell’età ingrata,- dice il babbo, che trova sempre una scusa per perdonare, – ma con queste cose qui non si scherza. Vedrai che fior di nevicata avremo adesso.

Eppoi senti senti…

D’improvviso saliva dalla valle un muggito di vento che riempiva l’aria di terrore: e noi bambine ci raccogliemmo intorno al babbo come per nasconderci sotto le ali del suo tabarro.

– Ho dimenticato una cosa: bisogna che vada fuori un momento- egli dice frugandosi in tasca.

– Vado io, babbo- grida imperterrito il ragazzo; ma la mamma, bianca in viso, ferma tutti con un gesto.

– No, no, per carità, adesso!

– Eppure è necessario- insiste il babbo preoccupato. – Ho dimenticato di comprare il tabacco.

Allora la mamma si rischiara in viso e va a cercare qualche cosa nell’armadio.

– Domani è Sant’Antonio, è la tua festa, ed io avevo pensato di regalarti…

Gli presenta una borsa piena di tabacco, ed egli si inchina, ringrazia, dice che la gradisce come se fosse piena d’oro; intanto si lascia togliere dalle spalle il tabarro e siede a tavola per cenare. La cena non è, come al solito, movimentata e turbata da incidenti quasi sempre provocati dall’irrequietudine dei commensali più piccoli; tutti si sta fermi, quieti, intenti alle voci di fuori.

– Ma quando c’è questo gran vento,- dice la nonna- la nevicata non può essere lunga. Quella volta…

Ed ecco che ricomincia a raccontare; ed i particolari terribili di quella volta aumentano la nostra ansia, che in fondo però ha qualcosa di piacevole.

Pare di ascoltare una fiaba che da un momento all’altro può mutarsi in realtà.

 

Quello che soprattutto ci preoccupa è di sapere se abbiamo abbastanza per vivere, nei giorni di clausura che si preparano.

– Il peggio è per il latte. Con questo tempo non è facile averlo.

Ma la mamma dice che ha una grande scorta di cacao: e la notizia fa sghignazzare di gioia il ragazzo, che odia il latte. Gli altri bambini non osano imitarlo; ma non si afferma che la notizia sia sgradita. Anche perché si sa che oltre il cacao esiste una misteriosa riserva di cioccolata e, in caso di estrema necessità, c’è anche un vaso di miele. Delle altre cose necessarie alla vita non c’è da preoccuparsi. Di olio e vino, formaggio e farina, salumi e patate, e altre provviste, la cantina e la dispensa sono rigurgitanti. E carbone e legna non mancano. Eravamo ricchi, allora, e non lo sapevamo.

– E adesso- dice nostro padre, alzandosi da tavola per prendere il suo posto davanti al fuoco- vi racconto la soria di Giaffà.

Allora vi fu una vera battaglia per accaparrarsi il posto più vicino a lui: e persino la voce del vento si tacque, per lasciarci ascoltare meglio. Ma la nonnina, allarmata dal silenzio fuori, andò a guardare dalla finestra della cucina, e disse con inquietudine e piacere:

– Questa volta mi pare che sia proprio come quell’altra.

Tutta la notte nevicò, e il mondo, come una grande nave che fa acqua, parve sommergersi piano piano in questo mare bianco. A noi pareva di essere entro la grande nave: si andava giù, nei brutti sogni, sepolti a poco a poco, pieni di paura ma pure cullati dalla speranza in Dio.

E la mattina dopo, il buon Dio fece splendere un meraviglioso sole d’inverno sulla terra candida, ove i fusti dei pioppi parevano davvero gli alberi di una nave pavesata di bianco.

→ Usate il Dizionario on-line per scoprire il significato delle parole che non conoscete, vi ricordo che basta cliccare due volte sulla parola e apparirà una finestra nella quale viene spiegato il significato della parola in questione.

Nel testo ci sono alcune espressioni particolari che ho evidenziato in rosa. Riesci a comprenderne il significato? Prova a rileggerle e a capire cosa vogliono dire prima di guardare le spiegazioni qui sotto.

il cielo sembra il petto di un colombo → è una similitudine, significa: "il cielo è grigio come il petto di un colombo";

nel mille →  si intende: "nell’anno mille";

età ingrata → si intende: "la giovane età" cioè: "l’età in cui non si dimostra gratitudine";

un muggito di vento → in questo caso viene associato il rumore prodotto dai bovini (muggito) a quello prodotto dal vento;

frugandosi → dal verbo "frugare" che significa: "cercare con attenzione".

Dopo aver letto il testo con attenzione, rispondete alle domande:

1- Perchè la famiglia deve restare in casa?

2- Quale avvenimento del passato racconta la nonna?

3- Che cosa ha dimenticato di comprare il padre?

4- Che cosa preoccupa principalmente la famiglia in vista dei giorni da passare in casa?

5- Quanto dura la nevicata?

Per sapere se avete risposto correttamente, mandatemi le vostre risposte come commento a questo articolo.

 

 

 

 

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Commenti [14]

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  1. 1ª Perchè comincia a nevicare.
    2ªUna lunga nevicata, quattordici notte, quattordici gioni, senza un attimo di interruzione,nei primo gioni i giovani usciva di casa a cavallo nelle strade bianca di neve.
    3ªIl babbo ho dimenticato di comprare tabacco.
    4ªLa famiglia ci preoccupava di sapere se abbiamo abbastanza riserva per mangiare.
    5ªLa nevicata dura una notte.

    • Zanichelli Avatar

      Cara Inilceia, le tue risposte sono corrette, c’è solo qualche errore:
      2- Una lunga nevicata, quattordici notti, quattordici giorni, senza un attimo di interruzione, nei primi giorni i giovani uscivano a cavallo nelle strade bianche per la neve;
      3- Il babbo ha dimenticato di comprare il tabacco;
      4- La famiglia si preoccupava di sapere se aveva abbastanza da mangiare.
      Le altre risposte sono corrette.
      Un saluto
      Prof. Anna

  2. Cara Prof.Anna,

    Buon Natale e Felice Anno Nuovo!
    Un abbraccio,
    Catarina

  3. Che cosa vuol dire la frase: “ma non si afferma che la notizia sia sgradita”?

    Grazie

    Renato Laeremans

    • Zanichelli Avatar

      Caro Renato, la frase significa che “la notizia è gradita”.
      A presto
      Prof. Anna

  4. cara prof,Anna in materia di questa frase ”laura ha chiesto di essere interrogata ,ma non era molto preparata” la terza proposizione ”ma non era molto preparata ” coordinata alla subordinata o alla principale e vorrei sapere il perche’.grazie in anticipo.

    • Zanichelli Avatar

      Caro Abdelmageed, la preposizione “ma non era molto preparata” è coordinata alla subordinata e non alla principale “Laura ha chiesto”, il periodo non avrebbe senso se fosse coordinata alla principale “Laura ha chiesto, ma non era molto preparata”.
      A presto
      Prof. Anna

  5. cara prof,Anna vorrei sapere l’analisidel periodo seguente ”carla ha chiesto di andare al cinema ,di fare la spesa e di comprare ivestiti.”mi corregga se ho sbagliato .
    1]carla ha chiesto=prop.principale
    2]di andare al cinema=prop.subordinata
    3]di fare la spesa=coordinata alla subordinata
    4]e di comprare i vestiti =coordinata alla subordinata.
    e se tutto e’ andato bene,vorrei sapere perche’ le proposizioni n.3e4 sono coordinate alla subordinata non alla principale .grazie in anticipo.

    • Zanichelli Avatar

      Caro Abdelmageed, le frasi 2, 3 e 4 sono tutte subordinate alla principale.
      Un saluto
      Prof. Anna

  6. cara prof.Anna,vorrei che lei mi corregga le seguenti frasi;
    1]mentre recitavano,gli attori si accorsero che il pubblico era distratto e annoiato,cioe’non apprezzava per nulla lo spettacolo.
    la risposta[gli attori si accorsero=prop.principale/che il pubblico era distratto e annoiato=prop.subordinata di secondo grado/mentre recitavano=prop.subordinata di primo grado/cioe’ non apprezzavano per nulla lo spettacolo=prop.coordinata alla subordinata di secondo grado.]

    2]la mia auto non parte,dunque dobbiamo andare al cinema a piedi o in autobus.
    la risposta[frase 1=prop.principale/frase 2=prop.coordinata alla principale.]
    3]per far passare il tempo mentre tu eri in banca,ho bevuto un caffe’ e ho guardato le vetrine.
    la risposta[ho bevuto un caffe’=prop.principale/e ho guardato le vetrine=prop.coordinata alla principale/mentre tu eri in banca=prop.subordinata di primo grado/per fare passare il tempo=prop.subordinata di secondo grado.]grazie in anticipo.

    • Zanichelli Avatar

      Caro Abdelmageed, per proposizioni subordinate di I grado si intendono le frasi subordinate alla principale, mentre per proposizioni subordinate di II grado si intendono le frasi subordinate alle subordinate, detto questo:
      1- gli attori si accorsero: principale; che il pubblco era distratto e annoiato: subordinata di I grado; mentre recitavano: subordinata di I grado;
      2- la mia auto non parte: principale; dunque dobbiamo andare al cinema: coordinata alla principale;
      3- ho bevuto un caffè: principale; e ho guardato le vetrine: coordinata alla principale; mentre tu eri in banca: subordinata di I grado; per fare passare il tempo: subordinata di I grado.
      A presto
      Prof. Anna

  7. 1- La famiglia deve restare in casa perchè ha cominciato a nevicare.
    2- La nonna racconta che molto tempo fa, per quattordici giorni e quattordici notti ha nevicato senza interruzione, e sepellì e quasi distrusse il paese.
    3- Il padre ha dimenticato di comprare il tabacco.
    4- La famiglia è preoccupata perchè non sa se abbiano abbastanza per vivere nei giorni di clausura,il problema più grande è per il latte.
    5- La nevicata dura soltanto una notte.

    • Zanichelli Avatar

      Cara Margherita, le tue risposte sono giuste, ti faccio solo qulache correzione: 1- meglio usare il trapassato “la nonna racconta che molto tempo fa, per quattordici giorni e quattordici notti, aveva nevicato senza interruzione, e la neve aveva seppellito e quasi distrutto il paese”; 4- meglio: “la famiglia è preoccupata perché non sa se avranno abbastanza cibo per vivere nei giorni di clausura, il problema più grande è il latte”.
      A presto
      Prof. Anna